giovedì 9 ottobre 2008

Fine

9 ottobre 2008

si chiudono i battenti

questo piccolo blog finisce felicemente qui.

E' un piccolo spazio un po' nascosto, una piccola grotta

E' un bell'album di ricordi...

attraverso le parole, quelle belle, quelle tristi, quelle banali e noiose

é nata una strana mappa dei miei sentimenti nell'anno che sta per terminare

non l'anno solare, l'anno emotivo.

Continuerò forse a scrivere altrove

tornerò qui alla base per rivivere alcune emozioni

di cui ho una grandissima nostalgia.

Spero che ci torni anche la sola persona

che ha il duplicato della chiave =)

perché condivide con me i più belli tra quei ricordi

perché conosce come nessun altro

la me che scrive, seduta in penombra, che trema

l'unica me che vorrei sopravvivesse all'usura del tempo.

lunedì 6 ottobre 2008

Energia comprensiva (parole sante frankie, come al solito) per coloro la cui vita cerca fughe in diagonale, io ne conosco un paio, di cui una sono io.

Running against the grain (Franco Battiato)

Running against the grain
Running through the rain
Ho attraversato la vita inferiore
Seguendo linee per moto contrario.
Sfruttando per le mie vele
Flussi di controcorrente.
Cercando sempre le cause
Che mi hanno insegnato ad andare
Con disciplina anche contro le mie inclinazioni.
Marmoree scogliere lontane
Spezzano ogni forza in mille spume
L’odore domina sovrano il profumo delle cose.
In verità non mi sono mai legato e adesso

La mia vita fugge in diagonale
Ritorna prepotentemente un desiderio morale
La mi vita cerca fughe in diagonale
Per accelerare le calde influenze del sole.

Osservo la mia condizione
Il mio prezioso ed alterno passato
Le mie bizzarre imprese
Sono mercurio colorato.
Un salto oltre ciò che abbassa
Pinna in altro mare e intanto
La mia vita fugge in diagonale
Ritorna prepotentemente un desiderio morale
La mi vita cerca fughe in diagonale
Per accelerare le calde influenze del sole.

Indipendente la mia vita fugge

domenica 5 ottobre 2008

M'illumino di niente.

Smash

Di nuovo

ecco che cambia tutto di nuovo.

Niente panico.

Mi sento regredire di anni

la caratteristiche più pericolose della me pre-taglionetto

e quelle meno controllabili della me attuale

si mescolano in un cocktail letale.

Come dire... il diavoletto e l'angioletto sulle spalle

e qualcuno deve prendere il sopravvento

suona spiritoso ma è una tragedia

mi sento scissa

mi sento o mezza o mezza

mai tutta intera

mi sento vulnerabile

aggressiva

aggressiva come una gatta se gli tocchi i cuccioli

aggressiva come un uomo buono tenuto in ostaggio al buio per anni

aggressiva come chi ha poco pensiero nella testa o come chi ne ha troppo

aggressiva come chi è aggredito.

E questo mi fa paura.

Ho bisogno di aiuto, ho bisogno di andare molto a fondo, vorrei

non solo non fare del male a me e agli altri

addirittura vorrei fare il bene degli altri

e di me stessa

sarebbe bello.

martedì 30 settembre 2008

Caduta libera

Per la miseria, non riesco a studiare, o almeno non come vorrei.
C'è un'interferenza che parla di inferno, purgatorio e paradiso.
Sto studiando la mia emotività, dovrei nutrire anche
le altre parti della mia persona,
se no sarò sempre una squilibrata.

Mi sento sdoppiata, di nuovo,
mi sento sdoppiata sempre, a pensarci bene.
Dovrei fondere queste due persone che ho dentro.
L'ideale. Sarebbe l'ideale. Ecco perché non ci riesco.
Perché l'ideale non esiste.
Ultimamente la peggio roberta prende il sopravvento
e l'altra, indebolita dalle mie virate sbandanti,
non ce la fa a reggere il confronto.
Ho paura che vada tutto in frantumi.
Batto sempre su questa cosa dell'eroismo...
ebbene, dovrei diventare l'eroina di me stessa
arrestando la caduta prima del tonfo,
prima possibile.

martedì 23 settembre 2008

perché non pesi niente (marta sui tubi)

guardami, spingimi,
come chi mi guarda,
spingimi, guardami,
spingi come chi mi guarda,
spingimi, guardami, spingimi,
come chi mi guarda,
spingimi, guardami,
spingi come chi mi guarda

Quello Che Fotte La Cosa Più Semplicemente Umana
Lasciare Il Controllo Del Male,
Le Reti, Le Diete,
e se è il caso di perdere Parti di Se

goditi i tuoi lividi, i tuoi brividi
e poi specchiati
altalene che restano ferme a metà
perchè non pesi niente

basta star bene
per non stare male,
bene o male, bene
la voglia di farlo
bene o male, bene
ma solo da quando
sono stato male, vabbene
da quando sono di qua

forse sognerò

piuttosto:guardami, spingimi,
come chi mi guarda,
spingimi, guardami,
spingi come chi mi guarda,
spingimi, guardami, spingimi,
come chi mi guarda,
spingimi, guardami,
spingi come chi mi guarda

guarda che a volte la cosa
più semplicemente umana
lasciare il controllo del male,
le reti, le diete,
e se è il caso di perdere parti di sé

non ho pianto
questo è certo
ma era un sogno
ho un ricordo:

Caro Marco,
ti scrivo dal profondo del mare,
nascosto dentro un giardino di corallo
a riparo dagli squalima invisibile per le sirene
quando ne ho voglia
alzo gli occhi e guardo il sole
attraverso un milione
di miliardi
di metri cubi d'acqua
e finalmente
non mi bruciano più gli occhi.

(Marta Sui Tubi)

la mia collera inutile

Sappiate in ogni caso che quello che buttate fuori dalla porta vi rientrerà presto dalla finestra

e con gli interessi

sforzatevi finché vi è possibile di non constatare l'abbrutimento mentale dei vostri figli e respirate dalla bocca spalancata

non sentirete l'odore della decomposizione in corso proprio sotto il vostro letto

e proprio i frutti del vostro letto stanno scadendo in poltiglia abbandonati al suolo

sterilizzato dalla gomma delle vostre scarpe delle vostre ruote della vostra carriera

di voi chi? ma io a chi parlo?

a nessuno qui

e a nessuno tutti i giorni

io non ci capisco niente e voi lasciate che io non ci capisca niente perché è più facile

come si fa a recuperarli da lì? in mezzo all'immondizia già è tanto se ci si innamora

chi più e chi meno

proprio voi che avevate lo spirito di corpo per fare rivoluzioni

riesumate quelle passioni adesso e immaginate di viverle soli come cani

ciascuno di voi come un randagio chiazzato di parassitosi solo

su un marciapiede putrido del tracimo dei tombini

immaginate di vagheggiare giustizia e libertà e rispetto e vita e predicare

soli come matti col muro insozzato di una scuola di seconda categoria.

Mi sento tanto confusa e tanto ferita. Nient'altro.

Certa gente dovrebbe stare attenta a quello che dice

almeno a quello.

shock in my town

Shock in my town velvet underground
Ho sentito urla di furore
di generazioni, senza più passato,
di neo-primitivi
rozzi cibernetici signori degli anelli
orgoglio dei manicomi.

Shock in my town
velvet underground

Ho incontrato allucinazioni.
Stiamo diventando come degli insetti; simili agli insetti.
Nelle mie orbite si scontrano tribù di sub-urbani,
di aminoacidi.

Latenti shock
shock addizionali, shock addizionali
sveglia Kundalini,
sveglia Kundalini, sveglia Kundalini
per scappare via dalla paranoia
mescalina
come dopo un viaggio con la mescalina che finisce male
nel ritorno.

Franco Battiato

Il guerriero della luce

Quando si vuole una cosa, l'Universo intero trama a favore. Il guerriero della luce lo sa. Per questa ragione, presta grande attenzione ai propri pensieri. Nascosti sotto tante buone intenzioni ci sono sentimenti che nessuno osa confessare a se stesso: la vendetta, l'autodistruzione, la colpa, la paura della vittoria, la gioia macabra dinanzi alla tragedia altrui. L'Universo non giudica: cospira a favore di cio' che desideriamo. Percio' il guerriero ha il coraggio di guardare le ombre della propria anima, e si domanda se non stia chiedendo qualcosa di sbagliato per se stesso. E presta sempre grande attenzione a cio' che pensa.

Paulo Coelho

lunedì 15 settembre 2008

Caos.

Ah, ormai scrivo quasi a scadenza mensile. Forse non ho molto di interessante da raccontare. Forse non l'ho mai avuto. Comincio a pensare che non abbia senso. Un blog è una bella cosa. Potrei utilizzarlo in modo diverso. Il che equivale un po' a dire che potrei utilizzare la mia mediocre intelligenza in modo diverso. Ma mediocre intelligenza, tendenze ossessive, vittimismo e pigrizia non fanno una personalità ben assortita. Tra l'altro tutte parole che suonano male. Tutte spigolose...

Eppure qualcosa sta cambiando. Stasera è successa una cosa importante. Ho smantellato la mia "bohème confortevole" e sto montando una "deliziosa cameretta" di betulla dell'ikea (e vi risparmio la commozione dello smontaggio e i consueti particolari drammatici del montaggio...). Sarà quasi impossibile ripristinare il mio disordine: quando c'è un posto per ogni cosa, la tendenza è quella di mettere le cose a posto. E soprattutto: quando non c'è posto per tutto, qualcosa va eliminato. Io tengo anche gli scontrini dei caffè di quattro anni fa e i gettoni della doccia di quando ero bambina e andavo in piscina. Colleziono le bottiglie della birra, panda in tutte le salse, cartoline, soprammobili usati, candele, souvenir di vario genere, manifesti e volantini e bandiere ecc ecc ecc... insomma difficilmente butto qualcosa che non sia proprio una buccia di banana. Il bello è che non sono collezioni ordinate, che ne so, divise per mensole o roba simile... vanno a spasso così...mescolate...

Insomma è un brodo primordiale. Una specie di soffitta, un deposito di roba vecchia. Se poi ci aggiungiamo diciotto anni di libri (anche quelli che mi leggevano quando non sapevo leggere, per intenderci, che sono parecchi) tutti consultati frequentemente e non rimessi sugli scaffali, pinzette e ciappette per i capelli
collanine braccialetti spille quintali di vestiti (non butto manco quelli, da anni) calamite monetine cd (madonna i cd!) quaderni e libri di scuola foto gigante regalo del mio ex 3x4 metri intelaiata
penne matite pennarelli squadre e compassi cavalletti per dipingere colori acrilici acquerelli bombolette pastelli a cera giornali vecchi peluches bambole rose secche fotografie chitarre basso e annessi amplificatori diamoniche flauto dolce una tastiera rotta degli anni ottanta (e per capirci non saprei suonare nemmeno il tricchetracche) i trampoli il baule della bisnonna con dentro IL CORREDO!! (no comment...) ...

il tutto disposto in maniera casuale ovunque ci sia un piano d'appoggio (pavimento compreso)
e i piani d'appoggio sono anche fantasiosamente assortiti, insomma: pezzi di camera matrimoniale d'ottone (brrr) degli anni settanta, scrivania verde pastello e legno chiaro, scrivania legno scuro e alluminio, mobiletto anni sessanta dell'usato, scaffale bianco fatto da mio nonno quindici anni fa, poltroncine vecchie dell'ufficio di papà, due letti spogli (solo rete e materasso) che vanno vagando un giorno qua uno là perché non riesco a trovargli un posto, i mobili ridipinti da me quando avevo 14 anni (neri, manco a dirlo)... poi i muri scritti e scarabocchiati...

quasi invivibile, direbbe qualcuno. Eppure ci stavo bene. Solo che mia madre ama questa casa ed è appassionata di arredamento e di interni ben fatti. Mi son lasciata scappare che forse forse dopo 3 anni dal trasloco sarebbe stato niente male dare una sistemata. Il giorno dopo mi trascinavo all'ikea col mal di piedi... ho scelto tutto legno chiaro, conto di fare una parete... bo, celestina? e di buttare sacchi di roba, anche se mi piange il cuore. Ancora non realizzo però. Servirà un lungo periodo di assestamento. Mi mancherà la mia baraonda.

Magari mi viene da studiare. Non è che non mi venga, è che non sono tanto capace. Se una cosa non mi interessa fatico a tenerla a mente più di mezz'ora. Infatti se studio mezz'ora prima dell'interrogazione prendo anche 8, se studio il pomeriggio prima, la mattina non mi ricordo manco come mi chiamo. Tipo le date di storia... ma anche solo la collocazione di un evento in un secolo...poi non me lo ricordo comunque dopo una settimana... che guaio... e poi sono pigra... leggo ma leggo e godo e basta, non è che saprei ripetere quello che ho letto. Forse i libri ber bambini sì. Ecco, dovrei leggere libri adulti. Impegnati. Ma faccio una fatica... se non è almeno romanzata la questione mi resta sullo stomaco. Poi ci metto tempo. Leggo un rigo... poi per sicurezza lo rileggo... poi magari ci faccio un pensierino qualche secondo...poi mi viene voglia di camminare per la stanza in preda a qualche entusiasmo... e cammino per qualche ora... e la giornata finisce e non ho conculso un cazzo...


d'inverno vorrei andare in letargo.

mercoledì 20 agosto 2008

Un tormentone di qualche anno fa sfiora il mio mondo interiore e il potere della canzone in genere mi trascina inunturbinediscintillantipippementali.

Non posso fare a meno della musica, o meglio, della canzone, perché più di altre forme d'arte (ovviamente è solo un'opinione, un modo di percepire) ha il potere di toccare l'anima nell'immediato, a ripetizione, in qualunque momento, a fondo. Ha il potere di cambiare, disegnare, rifinire le generazioni. E' poesia, un po' più... maschia. (che poi cosa è maschio? saranno preconcetti? strutture imposte, innaturali? Come quando parlavo con Marco del bianco e del nero. Ci sono parti del mondo in cui il nero è purezza e nobiltà, il bianco è lutto.) Quando si legge una poesia la musica che l'accompagna è soggettiva, personale, naturale, irripetibile. Ci sono grandi poeti che possiedono un talento musicale tale da limitare questo effetto, mettendo più o meno tutti sotto lo stesso ombrello. Come fa la poesia accompagnata dalla musica (e viceversa?). Certo in questo la canzone lascia un margine molto più limitato alla soggettività. Anzi, non è certo, per niente. Mi sembra di stare a fare un discorso molto limitato. Ma in fondo tutti i discorsi sono limitati. Ecco perché ho difficolta a prendere delle posizioni. Sì non ci si puo' esimere, lo faccio, lo faccio anch'io solo che quando lo faccio me ne pento con puntualità svizzera. Ho difficoltà anche a scegliere il colore dei calzini. E dei collant. Non sono mai pienamente soddisfatta dei calzini. Rompono sempre qualche equilibrio. Eppure sono importanti i calzini. Immagina una vita senza calzini, con questo clima. No no. Non si vive senza. Certo uno che abita all'equatore potrebbe non pensarla così. Allora il mio motto di oggi (di oggi perché i diciottenni sono mutevoli di principi) : qui lo dico e qui lo nego. Certo (o forse no) che ce ne sono altre di frasi fatte adatte allo scopo. Solo che mi viene in mente questa. Forse dovrei dare anche alle altre l'attenzione che meritano. Sarebbe qualcosa come... democratico. Qualcuno dirà che non è il termine giusto. Certo (o forse no) che a prendere in considerazione tutti i punti di vista si diventa scemi. Uno sguardo globale non è equilibrato. Non è nemmeno democratico. E' più anarchico che democratico. In ambo i casi imperfetto. Ecco: questo è un discorso stupido. Ecco: mi sto giudicando di nuovo. Ma non mi pesa, mi diverto. Solo che poi mi servono due ore solo per scegliere il colore dei calzini. Per venire a capo di una decisione importante mi servono dodici vite. Fortuna che alla fine le cose si scelgono da sole. Forse si scelgono da sole dal principio. Dicono che è l'ascendente bilancia a fare questi scherzi. Dicono anche che è l'ascendente più frequente nella categoria dei serial killer. E forse forse forse comincio a capire perché. IHIHIHIH.

Certo che se non faccio la seria stamane non riesco a dire quello che dovevo dire a bomba. Dovevo dire che questa canzone, il cui testo segue codesto sproloquio, è stata pubblicata nel duemilauno e...
aspetta aspetta! nel duemilauno avevo undici anni...

Ho ritrovato un diario di quei tempi. Quando l'ho letto mi stavo letteralmente (e finemente) pisciando dalle risate. Adesso mi sono un po' assuefatta. Comincio a prenderlo anche abbastanza sul serio. Adoro la bambina che ero. La vedo come una persona staccata da me e presente con me, è un fantasmino che mi gira intorno di continuo. La mia amichetta immaginaria è me bambina. Mi fido di lei. Appendo le sue foto, non le mie, leggo i suoi diari. E' schietta e materialista come solo i bambini. E' logorroica, molto solare, di una lentezza esasperante (certificata per cinque anni di fila sul giudizio complessivo retro pagella). Cade in continuazione. E' distratta, si imbambola (se ci sono parenti all'ascolto possono confermare...). All'asilo ha fatto un saggio di ginnastica, c'era da ricordare una sequenza di movimenti che terminava con quattro passi sul posto sul pezzo di nastro isolante predisposto, poi fronte dest e avanti marsch dal cortile al salone. Solo che quattro passi sono troppi per rimanere concentrata su quello che segue, non è vero? Quindi è rimasta a camminare sul posto, da sola, con gli altri bimbi che le passavano d'avanti e di dietro per andare nel salone senza che lei ci facesse caso. Fissava il pavimento rosa e bianco del cortile, incastrato come un puzzle. Una bella pavimentazione.
Non sentiva nulla. Né gli applausi, né il vuoto di bimbi intorno, né le persone che ridacchiando le dicevano di andare. Niente, non si è smossa finché non è arrivata la suora a scuoterla. Allora è schizzata nel salone, imbarazzata.
Una volta chissà perché ha preso la rincorsa è si è lanciata di fronte contro il davanzale della finestra. Un bernoccolo del demonio. Qualche rotella in meno. E questo spiega molte cose, direbbe qualcuno.
E una volta si è scorticata un ginocchio sulla passerella al mare, solo perché la passerella era bianca. Lei l'ha guardata, appena ripulita e sfavillante al sole d'agosto, bianca come la neve. Ha pensato (e non se lo scorderà mai mai mai) "se mi chiedono il mio colore preferito rispondo bianco, se mi chiedono perché rispondo che è il colore delle spose" e nell'entusiasmo di quel pensiero si è lanciata in corsa sulla passerella senza curarsi di correre mettendo un piede davanti all'altro ed è caduta. E la ferita faceva male perché era piena di sabbia, e ancora più male perché aveva spezzato un momento bello. E a diciotto anni riuscirà ancora a intravedere quella cicatrice quasi scomparsa, sul ginocchio, tra le altre. E' bandirà i colori (eccetto il viola, il rosso il grigio e il blu) e il bianco in particolare dalla sua vita per quasi quattro anni. Poi lo riscoprirà pensando che è importante. Perché le spose sono bianche, le bandiere bianche sono bianche, le vergini sono bianche, le nuvole sono bianche, il cemento delle passerelle al mare, le vele, la ricotta, la mozzarella, il latte, il lenzuolo dei fantasmi, la cornice delle iridi, quel vestito, la neve, il polline dei fiori, la luce, checché ne dicano, con tutto il dovuto rispetto e l'ammirazione per delle culture meravigliose, dall'altra parte del mondo, capito Musetto? =P

Insomma tagliando che ho sonno
quel diario... sono poche pagine, credo che le trascriverò, in un momento migliore, senza sette ore di traghetto sotto gli occhi.

La canzone è del 2001 e dei Noir Désir, Le vent nous portera, l'ho riscoperta poco tempo fa, ed è quanto di più vicino al mondo della mia testa possa esistere, musica e testo. Ogni passaggio, ogni immagine coglie nel segno con un'esattezza che mi fa paura. In realtà si può e si deve leggere in molti altri modi, è importantissimo. Fa riferimento a quasi tutte le cose più grandi che l'umanità conosce e vive.
La musica, molti la ricorderanno. Il testo eccolo, traduzione e originale.


Non ho paura del cammino
Bisognerà vedere, bisogna assaporare
La parte più profonda e oscura di noi stessi
E tutto andrà bene là,
Il vento ci guiderà
Il tuo messaggio all'orsa maggiore
E la traiettoria del viaggio
Un'istantanea di velluto va
Anche se non serve a niente
Il vento la porterà con sè
Tutto sparirà ma
Il vento ci guiderà
La carezza e la mitragliata
E questa piaga che ci perseguita
Il palazzo degli altri giorni
Di ieri e di domani
Il vento li porterà con sè
Genetica e bandoliera
Dei cromosomi nell'atmosfera
Dei taxi per le galassie
E il mio tappeto volante, allora?
Il vento lo porterà con sè
Tutto sparirà
il vento ci guiderà
Questo profumo dei nostri anni morti
Ciò che può bussare alla tua porta
Infinità di destini
Se ne perde uno e poi cosa ne rimane?
Il vento lo porterà con sè
Mentre la marea sale
e ognuno rifà i propri conti
Io mi sposto nel cuore della mia ombra
Polveri di te
Il vento le porterà con sè
tutto sparirà
il vento ci guiderà


Je n'ai pas peur de la route
Faudrait voir, faut qu'on y goûte
Des méandres au creux des reins
Et tout ira bien là
Le vent nous portera
Ton message à la Grande Ourse
Et la trajectoire de la course
Un instantané de velours
Même s'il ne sert à rien va
Le vent l'emportera
Tout disparaîtra mais
Le vent nous portera
La caresse et la mitraille
Et cette plaie qui nous tiraille
Le palais des autres jours
D'hier et demain
Le vent les portera
Génetique en bandouillère
Des chromosomes dans l'atmosphère
Des taxis pour les galaxies
Et mon tapis volant dis ?
Le vent l'emportera
Tout disparaîtra mais
Le vent nous portera
Ce parfum de nos années mortes
Ce qui peut frapper à ta porte
Infinité de destins
On en pose un et qu'est-ce qu'on en retient?
Le vent l'emportera
Pendant que la marée monte
Et que chacun refait ses comptes
J'emmène au creux de mon ombre
Des poussières de toi
Le vent les portera
Tout disparaîtra mais
Le vent nous portera

domenica 17 agosto 2008

La fiola dal paisan

L'è la fiola dal paisan
l'è la fiola dal paisan
tutti dicon che l'è bela
l'è la fiola dal paisan
tutti dicon che l'è bela
Tanto bella come l'è
tanto bella come l'è
la s'è fatta rimirare
tanto bella come l'è
la s'è fatta rimirare
La s'è fatta rimirar
la s'è fatta rimirare
da tre soldati armati
la s'è fatta rimirare
da tre soldati armati
Il più bello di quei tre
il più bello di quei tre
lui se l'è portata via
il più bello di quei tre
lui se l'è portata via
L'ha purtà tanto lontan
l'ha purtà tanto lontan
'na prigion profonda e scura
l'ha purtà tanto lontan
'na prigion profonda e scura
O papà mio papà
o papà mio papà
cosa dicon di me in Francia
o papà mio papà
cosa dicon di me in Francia?
Tutti parlan mal di te
tutti parlan mal di te
e che sei figlia rubata
tutti parlan mal di te
e che sei figlia rubata!
Io non son figlia rubata
io non son figlia rubata
al mio amor son maritata
io non son figlia rubata
al mio amor son maritata.

Tradizionale- La piva dal carner

sabato 26 luglio 2008

Il mio corpo sono io (Antonio Scurati)

"Dato che Aspasia, invece, intendeva benissimo, fu lei a chiedere spiegazioni al dottor Maspero: "E cosa sarebbe questa isteria di cui io e tutte le giovani figlie del secolo saremmo afflitte, dottore?". Maspero, sconcertato dal fatto che la fanciulla chiedesse spiegazioni scientifiche della propria malattia, si voltò verso la contessa Morosini.

"L'amiamo tutti come una figlia, Giuseppe," gli disse la contessa con familiarità, "anche se non lo è. Non abbiamo patria potestà su di lei. Aspasia, per di più, è una ragazza istruita. Per quanto possa sembrare strano, grazie alla principessa di Belgiojoso ha ricevuto, sebbene in maniera irregolare, un genere di istruzione che di solito si riserva ai maschi. Conosce la filosofia e la scienza, oltre alla musica e alle altre arti gentili. Se vuole sapere, e se il darle spiegazioni non ti imbarazza, lascia che sappia."

Indispettito, Maspero si picchiettava la montatura d'osso del monocolo sul ginocchio.

" I tempi sono cambiati, caro Giuseppe. Non è più come quando mi accompagnavi alla Scala a sentire Rossini, prima che il conte Morosini mi chedesse in sposa," aggiunse poi l'anziana contessa infilando tra le sue parole una punta di garbata civetteria.

"Vedete, signorina," esordì allora il dottor Maspero camminando su e giù per la stanza, come se stesse tenendo una lezione nell'aula ad anfiteatro dell'università, "l'isteria è un male proprio della natura femminile. Fin dall'antichità, certi stati convulsivi che s'impossessavano delle giovinette furono ricondotti alla particolare fisiologia della donna. In essa l'organo riproduttivo, che la terminologia scientifica della quale ci avvaliamo definisce "utero", predisposto da madre natura a ricevere il maschio e ad albergarne il seme da cui germoglierà il nascituro, ebbene, quest'organo vive di vita propria rispetto al resto dell'organismo. Già Aristotele riconobbe che l'utero agisce, con licenza parlando, come una sorta di piccolo animale rintanato nel corpo della donna. Quando una giovinetta raggiunge l'età da marito, l'animaletto viene scosso da spasmi e contrazioni frequenti. Se volessimo insistere nella metafora, si potrebbe dire che gli viene fame."

A quel punto Maspero smise di girovagare per la stanza e si fermò davanti ad Aspasia. Adottò un tono di voce più mite, come se volesse evitare alla paziente un ulteriore turbamento. "Voi, però, non dovete farvene una colpa. Durante la crisi, la donna è attraversata da forze oscure che la travolgono e, al tempo stesso, la giustificano. Si tratta di una forza che sommerge la sua volontà e della quale la sua persona spirituale è completamente incolpevole. Il corpo agisce come forza del tutto esteriore alla sua responsabilità morale."

Aspasia tentennava vistosamente il capo. Il dottor Maspero non potè fare a meno di rintracciare in quel rictus il segno inequivocabile di una nuova e imminente convulsione isterica. allora ammorbidì ulteriormente il tono della sua voce, e ammiccando bonario verso la contessa disse: " Tranquillizzatevi, signorina, vedrete che tutto si sistemerà presto. A quanto mi dicono, la vostra fame sarà presto saziata da giuste nozze. Anzi, colgo l'occasione per rivolgervi i miei migliori auguri".

Finalmente Aspasia sorrise. " Vi ringrazio, dottore, ma non mi stavo inquietando. Pensavo soltanto a quel che una volta mi disse la principessa di Belgiojoso." " E, di grazia, che cosa vi disse la nostra affascinante principessa?" s'informò Il dottore con sincera curiosità.

"Mi disse che io sono il mio corpo," rispose Aspasia alzandosi e congedandosi con un inchino."

Antonio Scurati, Una storia romantica, Mondolibri, Milano 2008.

mercoledì 23 luglio 2008

Più di una canzone, più di un inno, più di un terremoto, di più.

La notte si confonde con il mare
negli occhi la fatica dell'attesa
sognare via lontano un'altra vita
incontro all'orizzonte, al paradiso

L'antico forte appare tra le rocce
fantasma di un passato tormentato
memoria di catene mai spezzate
e di eterne schiavitù

Stringimi, lasciami Mama Africa, Africa
seguimi, chiamami Mama Africa, Africa

Donami la forza della lava
che ribolle nel tuo ventre violentato
perché possa riposare nel mio cuore
la rabbia che mi prende nel lasciarti andare via
che un giorno questa rabbia sia coraggio
sia radice e nuova linfa e resistenza
e maturi questa antica sofferenza
in rinata dignità

Stringimi, lasciami Mama Africa, Africa
Seguimi, chiamami Mama Africa, Africa

Modena City Ramblers

lunedì 21 luglio 2008

Bozzola. Avevo giurato di non rimetterci mano. Un giorno impareremo a usare le virgole.

Il pozzo della strega era quanto restava di un vecchio rudere. Prima di venire giù completamente era uno di quei luoghi capaci di innescare, nel tempo di uno sguardo, l'incanto sfrontato che fende le anime giovani. Lo fasciava per intero una magia combustibile, germogliata e fiorita con i rampicanti per un'infinità di stagioni attorno a centinaia di pietre e di anni affastellati, e di uomini e di storie. Reno ci arrivò con le caviglie massacrate dai baci delle ortiche ed un largo anticipo sulla mezzanotte pattuita. Acchiappò un refolo di passaggio e lo mandò giù con gusto: lassù l'aria era sempre molto più respirabile di quella che, salendo, si lasciava a valle. Tese l'orecchio al mezzo silenzio della notte d'altura, per abitudine, e perché gli gocciolò in testa la consapevolezza che quella era l'ultima volta. Sentì affiorare alla memoria la voce del vecchio Fubrio, seduto in veranda con la nonna, che raccontava per la milionesima volta la favola sulle migrazioni dei grilli ammutoliti. Dedicò a quel ricordo il suo miglior sorriso mesto, supponendo che il capo di filo di quel suo pensiero sull'aria fresca aveva da essere annodato in un luogo lontanissimo del passato. Da bambino si chiedeva spesso che forma potessero avere i pensieri, col tempo era arrivato alla conclusione che dovevano avere l'aspetto di fili, lunghi come pezzi di vita, con un capo legato ad uno scampolo di tempo e l'altro alla morte. Tutti i fili stanno nella testa e nella vita, e succede che si imbrogliano, si annodano, e qualche volta è pure utile pettinarli. Qualcuno è persino capace di usarli per tessere una storia, e non serve per questo un sarto abile, quel tanto che basta per attaccare bottoni. Insomma: una volta allacciato un filo te lo srotoli dietro per sempre, e così capita che quello qualche volta torni a fare capolino dalla matassa.Raccogliendo una pietra osservò, con un certo disturbo, che era grande e pesante quasi come la manaccia di suo padre. Pestò i tre colpi di rito sopra il masso ancora tiepido, si sa mai che a qualche serpente salta in testa la stravaganza di uscirsene a prendere l'aria fresca, pure lui. Attese ancora un po' prima di sedersi, gettò a terra il suo sacco e fu quel tonfo da panico a suggerirgli di guardare un po' intorno, tanto per accertarsi di essere solo. Perlustrò la zona con lo sguardo. A dirla tutta poi, aveva immaginato il momento molto più buio. Quella notte invece una luna curiosa spiava da vicino, col suo faccione lattescente che pareva spiaccicato contro l'atmosfera terrestre come, sul vetro di una finestra, il nasino di un bimbo che aspetta il bel tempo. La povera collina, così illuminata, sembrava la testa pallida di un vecchio in rotta per la calvizie. Un paio di mesi prima era stata divorata dalle fiamme appiccate da qualche criminale, e del gregge verde che l'aveva popolata per decenni non rimaneva che una schiera esanime di spoglie d'albero carbonizzate. Osservandola ebbe, come spesso gli capitava, la triste sensazione di appartenere ad una razza bislacca di bestie ottuse, sensazione che lo raggiungeva solitamente come una pedata sui denti, ma non quella notte. A schermarlo da tutte le pedate del mondo bastava l'idea che, di lì a poco, sarebbe saltato su un furgone meravigliosamente rumoreggiante, e addio. Oriente... Chissà... Oriente...Solo una parola calda e profumata, mistero di fiore chiuso, rosso negli occhi del toro, sabbia e lingue di fuoco in caduta libera da un cielo traboccante di bagliori. A pronunciarla sentiva una sfera d'aria fulgida e levigata vincergli le labbra, accarezzare la lingua e scivolare lungo il respiro fino a piombare sul fondo e rimbalzare su, trasformata in un gemito di euforia.

Parole che ora parlano di più

"Io capisco che esistono due tipi diversi di amore. C'è l'amore che dura per sempre. L'amore del matrimonio coi figli che crescono e si fanno la varicella e la scarlattina, con la vacanza al mare con la roulotte e il mutuo agevolato per la casa. E poi c'è l'amore che è una cosa di un attimo. E' come quando casca una stella cadente, che pure se sei uno scienziato che studia lo spazio pure tu esprimi il desiderio. Per quell'attimo che casca la stella, non ti metti a fare le teorie sulle stelle spaziali. Davanti a quella stella pensi al tuo desiderio come quando eri ragazzino. E io capisco che l'amore mio e di Marinella è proprio di questo tipo, l'amore di un attimo. Capisco che prima che Marinella smette di ridere io gli devo chiedere una cosa. Una soltanto in questo nostro amore che dura un secondo. Devo chiederlo prima che smette di ridere sennò l'amore mio sarà infranto per sempre, la stella cadente sarà già cascata.


Gli chiedo se "ti posso leccare? nuda... ti posso leccare?"

A. Celestini, La pecora nera, Einaudi, Torino 2006.

Vieni insieme a me stasera, Stella della Strada.

Guardami la notte intera, tienimi a bada.

E ascolta questa nota stonata, come batte nel cuore.

Senti Stella della Strada, questa musica, questo dolore.

Raccogli i bicchieri e i pensieri, e i vestiti sul pavimento,

raccogli l'amore di ieri e buttalo via nel vento.

È ghiaccio se lo tocchi da fuori ma è fuoco che scotta dentro,

è ghiaccio se lo tocchi da fuori ma è fuoco che brucia e non è ancora spento.

Vieni insieme a me stasera, dimentica il mio nome,

saremo i pezzi di una storia vera o di una canzone.

C'è una luna che sale ai tuoi piedi, Venere sta crescendo.

La 'Santabarbara' del tuo cuore, lentamente, sta esplodendo.

Raccogli le perle e la pioggia e l'innocenza del pavimento,

raccogline l'ultima goccia e buttala via nel tempo.

Francesco De Gregori

Dans l'eau de la claire fontaine

Elle se baignait toute nue

Une saute de vent soudaine

Jeta ses habits dans les nues

En détresse, elle me fit signe

Pour la vêtir, d'aller chercher

Des monceaux de feuilles de vigne

Fleurs de lis ou fleurs d'oranger

Avec des pétales de roses

Un bout de corsage lui fis

La belle n'était pas bien grosse

Une seule rose a suffi

Avec le pampre de la vigne

Un bout de cotillon lui fis

Mais la belle était si petite

Qu'une seule feuille a suffi

Elle me tendit ses bras, ses lèvres

Comme pour me remercier

Je les pris avec tant de fièvre

Qu'ell' fut toute déshabillée

Le jeu dut plaire à l'ingénue

Car, à la fontaine souvent

Ell' s'alla baigner toute nue

En priant Dieu qu'il fit du vent

Qu'il fit du vent...

Georges Brassens

Vorrei tanto tirare fuori da tutto questo casino mentale un post che abbia quantomeno uno straccio di senso compiuto.

C'ERA UNA VOLTA

Un simpatico figuro con una discreta faccina di cazzo
che si avvicinò alla sottoscritta un dì
in un noto angolo ricreativo di questa nostra ambigua cittadina
che amo nonostante sia una trappola per giovani topolini
e gira che ti rigira prima o poi incontri lo stesso musetto peloso
che avresti preferito evitare di incrociare per valide ragioni.
Il simpatico personaggio avvertì come...
...non so, un moto di insoddisfazione, forse...
nel vedere il bersaglio più amato dei suoi trascorsi birichini
sorridere felice e contare in pace le bollicine nella sua bionda.
Si avvicinò allora sorridente al sottoscritto zimbello
e senza troppi complimenti e senza perdere tempo in convenevoli
svelò l'effettivo scopo della sua (repellente) idea di comunicare verbalmente
ovvero
fare discorsi imbecilli sull'inutilità di questo
Mio Sacrosanto Spazio Di Scrittura
nonché imbrodare il
Suo (Sacrosanto Pure Quello, E Ci Mancherebbe)
di un lungo e direi anche
austero, o meglio
ridicolo, o meglio
grottesco
elogio a proposito della sua utilità sociale.
E senza dilungarmi a ciò commentare
vissero per sempre nemici e contenti.

martedì 24 giugno 2008

soffi

ah, insomma. Si dice che i miei compiti in questa vita abbiano a che fare con la ricerca del contenuto, della verità delle cose, della materia del mondo. Si dice anche che dovrei imparare il senso del gruppo, imparare a gestire la presenza che sono per gli altri e prendere bene le misure per le distanze. Buono a sapersi.

Mentre mi addormentavo, ieri notte, ho provato una sensazione strana, poi mi ha raggiunta un'immagine molto piacevole. Pensavo a lui come si pensa ad un qualunque amore. Mi ha seguito di passo felpato nel dormiveglia ed il pensiero è diventato corpo. Un peso sulla pelle, una pressione sempre più forte, sempre più dolce. La sua figura negli occhi, mi sono sentita sabbia. Sabbia che incontra il mare, sotto il peso del suo corpo, e si consuma e lentamente accoglie e avvolge ad ogni nuovo infrangersi di onda. L'ho visto disteso sulla riva al tramonto e fuggivo e tornavo in miliardi di granelli portati dall'acqua, modellando dentro di me la sua sagoma.

giovedì 12 giugno 2008

Ma a cosa stavo pensando?

Ho ritrovato seppellito in una cartella questo frammento di non so cosa.
Ricordo di averlo scritto forse più di un anno fa ma non riesco proprio a capire cosa mi passava nella testa, che volevo dire. Mi fa tanto ridere questo fatto, è strano. Ma è anche una doccia fredda. E' una benedizione. Come se leggessi qualcosa di mio con gli occhi di qualcun altro. Illuminante. Non ci si capisce niente se scrivo così. Ora lo so. Fantastico.
Eccolo...

Bosco Mi ritiro, non partecipo più.
ricordati i pochi occhi del desiderio
Suadente invisibile imposto solo come sollievo
Al Vuoto di vino e di nulla antico come le stelle
Dentro manuali senza perché
Giurami di sciogliere la maledizione
Lega il volere di chi non deve
Piegare le spalle e tendere le mani
Al caso, ai figli, alla povertà.
Recupera la forza che scivola nel vuoto bianco
Sotto il cielo dell’aquario
Sopra il freddo della fama
Giurami di conservare dentro il calore delle tue mani
Un posto come quello che ti costruisco nel grembo
Attento a non calpestare l’infinito che parla.
L’unica cosa che si muoveva.
Erano gli sguardi di chi si fermava.
Hai un maestro bambino
E se glielo chiedi
Ti risponderà
Che avevano gli occhi così tra cento anni.