mercoledì 23 luglio 2008
Più di una canzone, più di un inno, più di un terremoto, di più.
negli occhi la fatica dell'attesa
sognare via lontano un'altra vita
incontro all'orizzonte, al paradiso
L'antico forte appare tra le rocce
fantasma di un passato tormentato
memoria di catene mai spezzate
e di eterne schiavitù
Stringimi, lasciami Mama Africa, Africa
seguimi, chiamami Mama Africa, Africa
Donami la forza della lava
che ribolle nel tuo ventre violentato
perché possa riposare nel mio cuore
la rabbia che mi prende nel lasciarti andare via
che un giorno questa rabbia sia coraggio
sia radice e nuova linfa e resistenza
e maturi questa antica sofferenza
in rinata dignità
Stringimi, lasciami Mama Africa, Africa
Seguimi, chiamami Mama Africa, Africa
Modena City Ramblers
lunedì 21 luglio 2008
Bozzola. Avevo giurato di non rimetterci mano. Un giorno impareremo a usare le virgole.
Parole che ora parlano di più
Gli chiedo se "ti posso leccare? nuda... ti posso leccare?"
A. Celestini, La pecora nera, Einaudi, Torino 2006.
Vieni insieme a me stasera, Stella della Strada.
Guardami la notte intera, tienimi a bada.
E ascolta questa nota stonata, come batte nel cuore.
Senti Stella della Strada, questa musica, questo dolore.
Raccogli i bicchieri e i pensieri, e i vestiti sul pavimento,
raccogli l'amore di ieri e buttalo via nel vento.
È ghiaccio se lo tocchi da fuori ma è fuoco che scotta dentro,
è ghiaccio se lo tocchi da fuori ma è fuoco che brucia e non è ancora spento.
Vieni insieme a me stasera, dimentica il mio nome,
saremo i pezzi di una storia vera o di una canzone.
C'è una luna che sale ai tuoi piedi, Venere sta crescendo.
La 'Santabarbara' del tuo cuore, lentamente, sta esplodendo.
Raccogli le perle e la pioggia e l'innocenza del pavimento,
raccogline l'ultima goccia e buttala via nel tempo.
Francesco De Gregori
Dans l'eau de la claire fontaine
Elle se baignait toute nue
Une saute de vent soudaine
Jeta ses habits dans les nues
En détresse, elle me fit signe
Pour la vêtir, d'aller chercher
Des monceaux de feuilles de vigne
Fleurs de lis ou fleurs d'oranger
Avec des pétales de roses
Un bout de corsage lui fis
La belle n'était pas bien grosse
Une seule rose a suffi
Avec le pampre de la vigne
Un bout de cotillon lui fis
Mais la belle était si petite
Qu'une seule feuille a suffi
Elle me tendit ses bras, ses lèvres
Comme pour me remercier
Je les pris avec tant de fièvre
Qu'ell' fut toute déshabillée
Le jeu dut plaire à l'ingénue
Car, à la fontaine souvent
Ell' s'alla baigner toute nue
En priant Dieu qu'il fit du vent
Qu'il fit du vent...
Georges Brassens
C'ERA UNA VOLTA
che si avvicinò alla sottoscritta un dì
in un noto angolo ricreativo di questa nostra ambigua cittadina
che amo nonostante sia una trappola per giovani topolini
e gira che ti rigira prima o poi incontri lo stesso musetto peloso
che avresti preferito evitare di incrociare per valide ragioni.
Il simpatico personaggio avvertì come...
...non so, un moto di insoddisfazione, forse...
nel vedere il bersaglio più amato dei suoi trascorsi birichini
sorridere felice e contare in pace le bollicine nella sua bionda.
Si avvicinò allora sorridente al sottoscritto zimbello
e senza troppi complimenti e senza perdere tempo in convenevoli
svelò l'effettivo scopo della sua (repellente) idea di comunicare verbalmente
ovvero
fare discorsi imbecilli sull'inutilità di questo
Mio Sacrosanto Spazio Di Scrittura
nonché imbrodare il
Suo (Sacrosanto Pure Quello, E Ci Mancherebbe)
di un lungo e direi anche
austero, o meglio
ridicolo, o meglio
grottesco
elogio a proposito della sua utilità sociale.
E senza dilungarmi a ciò commentare
vissero per sempre nemici e contenti.
martedì 24 giugno 2008
soffi
ah, insomma. Si dice che i miei compiti in questa vita abbiano a che fare con la ricerca del contenuto, della verità delle cose, della materia del mondo. Si dice anche che dovrei imparare il senso del gruppo, imparare a gestire la presenza che sono per gli altri e prendere bene le misure per le distanze. Buono a sapersi.
Mentre mi addormentavo, ieri notte, ho provato una sensazione strana, poi mi ha raggiunta un'immagine molto piacevole. Pensavo a lui come si pensa ad un qualunque amore. Mi ha seguito di passo felpato nel dormiveglia ed il pensiero è diventato corpo. Un peso sulla pelle, una pressione sempre più forte, sempre più dolce. La sua figura negli occhi, mi sono sentita sabbia. Sabbia che incontra il mare, sotto il peso del suo corpo, e si consuma e lentamente accoglie e avvolge ad ogni nuovo infrangersi di onda. L'ho visto disteso sulla riva al tramonto e fuggivo e tornavo in miliardi di granelli portati dall'acqua, modellando dentro di me la sua sagoma.
giovedì 12 giugno 2008
Ma a cosa stavo pensando?
Ricordo di averlo scritto forse più di un anno fa ma non riesco proprio a capire cosa mi passava nella testa, che volevo dire. Mi fa tanto ridere questo fatto, è strano. Ma è anche una doccia fredda. E' una benedizione. Come se leggessi qualcosa di mio con gli occhi di qualcun altro. Illuminante. Non ci si capisce niente se scrivo così. Ora lo so. Fantastico.
Eccolo...
Bosco Mi ritiro, non partecipo più.
ricordati i pochi occhi del desiderio
Suadente invisibile imposto solo come sollievo
Al Vuoto di vino e di nulla antico come le stelle
Dentro manuali senza perché
Giurami di sciogliere la maledizione
Lega il volere di chi non deve
Piegare le spalle e tendere le mani
Al caso, ai figli, alla povertà.
Recupera la forza che scivola nel vuoto bianco
Sotto il cielo dell’aquario
Sopra il freddo della fama
Giurami di conservare dentro il calore delle tue mani
Un posto come quello che ti costruisco nel grembo
Attento a non calpestare l’infinito che parla.
L’unica cosa che si muoveva.
Erano gli sguardi di chi si fermava.
Hai un maestro bambino
E se glielo chiedi
Ti risponderà
Che avevano gli occhi così tra cento anni.