martedì 15 gennaio 2008

mah...

Nascondo questa fiaba
questa festa di non parole
ogni volta che passa la sera
dentro il bianco dei vostri occhi
e vorrete sfogliare
e vedrete sfilare

un sortilegio per ogni carezza che sbrina il ricordo e forma la lacrima e trema nel freddo torrente invernale e sfreccia nel brivido e torna nel mare s'infrange con forza e ferma la corsa in frantumi dispersi cristalli di sale che evapora vola poi scivola al suolo cavalca la scossa che squassa il cielo e trapassa la terra ed ogni lingua di questo fuoco rimasto nel grido commosso di guerra in ogni corsa del rosso al cuore che stringe la morsa del cuore in gola
finché cresce non finisce quello che non conosce fine.

domenica 13 gennaio 2008

In vino veritas? Ma è latino questo?

Insomma... uomini, donne, cOME DUE GRANDI CATEGORIE.
Non avverto più la differenza. mmmim mi sembra strano. ma la vit a è così. peccato per la mia salute. oggi volevo scrivere sulla loro porta voi potete aiutarci, perché noin lo fate? e tutti che uirelavanoi urlavano. Di sabato sera urlano tutti? Sentivo delle grida. Mi sono avvvicinata ad un tièpo r gli ho detto tesoro non ti fare male che di corde vocali te ne danno solo un paio in dotazione. Gridava credoi di capire quello che sentiva dante all'inferno... è massacrante. Siamo giovani e vivi, perché per o contro la nostra volontà dobbiamo finire in questo stato?????????????????????????????????????????????????????????????????
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? Pazienza, accettare è la mia ancora di salvezza.Accettare, accogliere, pazienza. Se stasera avessi incontrato voi te donna, te uomo, vale più del mio ikl tou viveree? non direste mai sì ed è perciò che dovreste guardarvi in petto e riconoscervi il merito di aavwer trasformato la mia vita. Io vivrò. Snon ancora bloccarta qua ma ce la farò grazie a voi grazie vedrete vedrete vedrete. grazie
<sai quando pensi ad una perssona e dici a quello gli dobbiamo fare un regalo per quanto è buono?. Io vi regalo la vita ho deciso da tempo ed ora ne sono certa. Io vi darò la mia vita in regalo con tutta la gioia ed il dolore.

mercoledì 9 gennaio 2008

Comunicare...

Non ho le parole per descrivere quello che provo. Non riesco a rassegnarmi al fatto che nella mia testa gli altri non ci sono. Dovrei convincermi che comunicare alcune cose non è pensabile, non è umano. E' una delle mie scoperte dell'acqua calda, certo. Certo è anche che leggere, ascoltare, studiare,capire o recepire le cose è un conto, viverle è un altro. Siamo condannati a questa solitudine senza tregua oppure esiste una qualche maniera di superarla? C'è un modo di comunicare davvero? Sicuramente il non poter entrare in comunicazione in modo perfetto, autentico e puro ha dei lati positivi. Ma è anche molto doloroso. Da un lato è la possibilità di nascondere, dall'altro l'impossibilità di mostrare. Rimane il fatto che l'uomo è stato capace di fare molto, io sono microscopica rispetto al patrimonio che è la mente umana, molto oltre il tempo e lo spazio. Eppure è sotto i miei occhi. Posso servirmene. Scorro come la parte più piccola, ma esisto. La famosa goccia nel mare è sempre il mio conforto, è la mia porta sull'universo e quando si apre mi sento dentro l'infinito, paradossalmente è come se mi allargassi fino a contenere tutto. E' come se non esistesse nulla, non mi sento più, non c'è un dentro ed un fuori, è una cosa unica. Se solo riuscissi a far durare questa sensazione per più di qualche secondo...non starei nemmeno qui a scriverlo. La vita non sarebbe più quello che è. Le parole che uso, quello che io dico... è tutto già scritto da altri, già sentito. Quello che tutti tentano di fare è scrivere quello che non si può scrivere, dire quello che non si può dire. Il problema è che non si può arrivare a provare una cosa del genere e comunicarla ad altri esseri umani come è consueto fare con quello che i nostri sensi percepiscono. Non si può come non si può prendere il cielo e portarlo a terra. Se arrivato in quel posto senti il bisogno di tornare indietro e portare qualcuno con te, tornare indietro e pretendere di parlare di quello con qualsiasi linguaggio umano...lo perdi. Piombi giù di nuovo, all'improvviso. Non ti basteranno mai le parole, mai. Non esistono. Puoi solo cercare il coraggio di andare avanti verso quel posto, quella cosa, quella sensazione, quello che è insomma... ed augurarti che gli altri trovino la loro strada da seguire per arrivare lì.

domenica 6 gennaio 2008

...

Caos.
Buio.
Colla sotto i piedi.
Pietre sulle spalle.
Pressione in testa.
Grilli nello stomaco.
Lacrime in bocca.
Rabbia in tasca.

Sciopero del silenzio meditativo.

venerdì 4 gennaio 2008

Documento che attesta il preoccupante tasso di catastroficità dell'effetto catastrofico dell'abbandono allo stato brado della mente dei fanciulli.


Marta dovresti farlo di mestiere. E' un'opera d'arte.
Che nostalgia!!

Confusioni colorate... voglia di crisi adolescenziali? Servitevi pure, offre la casa.

Avete presente quando, da piccoli, dopo aver lavorato con le tempere si provava a mescolare tutti i colori possibili insieme? A me veniva fuori sempre una specie di viola-marrone.
E' un po' quello che sta succedendo adesso nella mia testa. Diciamo pure che è il mio modo di ragionare. Sono frettolosa e pigra, poco metodica, vorrei i risultati senza l'impegno ma quando riesco a mettercelo non sento nessuno sforzo...solo che non mi viene proprio di impegnarmi, a volte.
Sono un po' il tipo da glorie usa e getta. Ad ogni minimo traguardo raggiunto mi cullo sugli allori e mando tutto a farsi benedire. Mi butto a capofitto dentro le esperienze, agisco d'impulso, pretendo di pensare a 100 cose nello stesso momento. Mi sovraccarico e non concludo nulla. Mi sforzo in tutte le maniere di risolvere questo caos ma non ci sono ancora riuscita e finisco sempre per crollare di nuovo e piombare nella confusione. Non riesco a centrarmi, sono completamente spostata e mi sale una rabbia veramente bestiale, veramente triste.
Mi prende un'inquietudine profonda, non riesco a comprendere me stessa e quello che provo, mi sento disorientata. Sensazioni bruttissime, il disagio che mi blocca tutto ogni volta che non mi sento all'altezza, mi sento immatura, mi sento piccola ed inesperta se confronto gli anni che ho vissuto con vite ben più lunghe e piene. Spesso vivo quasi come una colpa il fatto di essere nata solo 17 anni fa, sento sempre di non aver fatto abbastanza. A volte mi sento perfettamente inutile, tagliata fuori, inadeguata in ogni situazione. Sento di non meritare la considerazione delle persone che stimo e mi abbandono a reazioni disperate e patetiche. Quando sbaglio il mio primo istinto è quello di sotterrarmi, di chiudermi in un bozzolo e dormire, frantumarmi il cervello per non sentire niente.
Avete presente troppo strana per i normali e troppo normale per gli strani... Troppo grande per i piccoli e troppo piccola per i grandi. Insomma io non trovo il mio posto al mondo. E non esisterà finché non mi deciderò a farmi il benedetto mazzo e cambiare degli atteggiamenti che sono radicati molto in profondità dentro di me, da anni magari.
Mi rendo conto che è abbastanza stupido, abbastanza scontato. Normale, forse.
La cosa brutta è che queste sensazioni mi piovono addosso tutte insieme, quando sento questa roba qui è una roba sola. Non sono tante emozioni distinte ma una sola, una specie di carico da novanta. E' una cosa che forse nemmeno ha un nome, una situazione...di merda, ecco. E' un sunto di tutti i modi di sentirsi un pesce fuor d'acqua. E' come se qualcosa tentasse in tutti i modi di farmi diventare un'ameba. Mi passa la voglia di fare tutto.

Per fortuna generalmente sono ottimista e riesco a perdonarmi, o almeno maschero l'insicurezza sperando con tutto il cuore che qualcuno la smascheri e mi capisca. Mi perdoni per la miseria, assolvetemi cazzo! Ma in fin dei conti nemmeno io capisco gli altri malgrado tutti gli sforzi. Viviamo tutti nella nostra testa, nessuno capisce un accidente del mondo come lo vedono gli altri, sembra impossibile. Per fortuna ancora credo. Credo nell'uomo, nella sua anima, in quella magia che fa succedere cose straordinarie, comunicazione vera che avviene solo nella mia fantasia ma mi carica di speranze. Non voglio pensare che siano illusioni. E' qualcosa di bellissimo che mi da sempre un pò di forza per reagire, mi fa pensare che le cose vadano prese sui denti prima o poi, vadano affrontate ed è una bella sensazione. Mi fa dire che ce la posso fare, mi fa compiere degli sforzi e mi aiuta a ritrovare la fiducia in me stessa. Mi voglio bene, non posso tradirmi. Mi fido di me, altrimenti non potrei fidarmi di nessuno. A volte riesco a piantare tutto in un universo così positivo, vasto ed astratto da poter sistemare anche l'atroce. Ammesso che io l'abbia mai sperimentato. Sento di avere ancora tanto da soffrire e da affrontare, ma sono certa che andrà tutto bene. Tutto è nel saper guardare al bene, nel voler combattere per quello che si ritiene positivo senza temere l'avanzata di quello che non lo è. Non vuol dire ignorare il peggio, ma contrattaccare. Basta trovare quel pezzettino di fazzoletto ancora pulito, afferrarlo finché si è in tempo e tirare, appendersi a quello per tentare di rigirare la situazione anche quando sembra impensabile. Ma non è poi tanto facile da spiegare, non serve spiegarlo. Serve cercarlo, ognuno nel suo mondo.

Posso dire dunque di possedere anch'io un mio equilibrio, storto e precario forse, ma che ancora si regge. Mi è capitato di leggere la miniguida di un omino del web sui blog, e diceva che il blog-diario è un tipo di attivita che, tendenzialmente, si fa più per sé stessi che per gli altri. Aveva ragione! Ma il fatto che possa essere letto da tutti mi torna molto utile e lo rende diverso da un semplice diario. Quello che conta quando scrivo un diario è sfogarmi, parlo a me stessa in una lingua che comprendo solo io, poco trasmissiva. Raccontarsi ad un qualsiasi interlocutore, vero o presunto, è ben diverso. E' un esercizio di comunicazione.

martedì 1 gennaio 2008

Anno nuovo...se il buon giorno si vede dal mattino, questo 2008 non sarà bello o brutto. Sarà complicato.

La tigre. La tigre.

In effetti, le tigri sono un buon punto da cui partire per organizzare una riflessione su questo "qualcosa"(molto sottile, attenzione, non facile da esprimere...) che mi accompagna da ieri. Una serie di suggestioni ed auto-suggestioni, se ci piace chiamarle così. Alcune persino superstiziose, altre più sensate e logiche. Reali, più che razionali, poichè riguardanti il modo in cui la mia persona vede il mondo circostante ovvero l'unica realtà che mi è possibile osservare e studiare senza grossi equivoci, per il momento. La mia testa la conosco insomma,si evolve e muta poco alla volta ma in modo costante ed io non la perdo di vista un secondo.

31 Dicembre. E' l'ultimo giorno dell'anno, di un anno molto particolare a dire la verità, e questo è già un primo pensierino latente, inespresso, qualcosa che ha probabilmente stimolato la mia sensibilità dal principio.

Una giornata lunga come poche e fatta di avvenimenti e momenti, come tutte. Magica come nessuna, o almeno non mi ero mai resa conto di una cosa del genere. Una "magia" diversa dalla solita che mi sento addosso in ogni istante della mia vita. Che poi è semplicemente l'essenza sottile del pensiero, della mente.

Gli avvenimenti ed i momenti cominciano ad incastrarsi ed il tempo non scorre via come il solito fiume, procede camminando come un uomo o un animale. Ogni piccola cosa è un passo fatto in maniera forse automatica e naturale ma paradossalmente consapevole proprio perché fisica, inequivocabile. Un passo è un passo insomma. Un passo ti sposta in una direzione ed isolato dalla sua funzione non serve a molto.

Un vago sentore come di surreale avvolge i miei sensi, tutti quanti sono, e mi fa percepire. A tratti stacco, smetto di origliare alla porta della percezione per fare il punto su quel che ho captato.

Da ieri mattina...Gente con indumenti viola. Bambini piccoli, imbacuccati fino alle orecchie da madri premurose e portati a spasso da papà burberi. Non fanno mai caso al cenno e all'espressione che rivolgo istintivamente ai piccolini,che dal canto loro sono ancora troppo innocenti per ricambiare sorrisi volutamente gratuiti. Della strada che percorro solo questo mi resta stampato negli occhi. Nelle braccia sento scorrere il peso leggero di un essere umano, come l'impulso a mimare il gesto del sorreggere, del cullare. Questi i miei pensieri, limpido e lampante il sovrappensiero: quello che può accadere, cristallino e rapido nella mia fantasia ed un calcolo esatto delle probabilità (tutt'altro che matematico) che accada sul serio. Logica di una logica tutta sua la connessione tra queste due stanze, questi due livelli del mio pensare che si alternano altalenando tra il primo piano e lo sfondo come icone luminose. Nel frattempo continuo la mia marcia dritta verso dove devo andare, accantono tutta la matassa con la (stranissima! insolita!) certezza che si scioglierà da sé, più tardi. Patisco paziente il freddo e le minacce di un raffreddore memorabile in arrivo. Un fastidio bestia le torte rustiche che mi porto dietro, sia per l'attenzione che ci ho messo a non ammaccarle durante il tragitto sia per la curiosità di sapere se mi sono riuscite (sono una cuoca pessima e paranoica). Arrivo, facce amiche, gente conosciuta e qualcuno mai visto, tutti molto familiari comunque. Tranquillo, situazione regolare, piacevole. Poi di nuovo fuori, tutti. In sette come sardine in un'automobilina che non ce la fa, molto simpatica come situazione, giovane. Scarichiamo qualcuno. Spesa, le ultime cose. Molliamo l'automobilina ( non proprio spontaneamente) e siamo in quattro nel freddo cane, a piedi. Raggiungiamo gli altri e andiamo scherzando e comperando mutande rosse, il freddo non lo sento più ma sento l'attesa. Manca una persona, manca lui che ha fatto quasi undici ore di treno e bisogna andare a prenderlo, sta per arrivare! Forza che la stazione dei treni è lontana. Mutande rosse, risate, sosta al negozio di strumenti musicali e poi giù, andiamo a prenderlo tutti insieme, a piedi. Gli fa piacere, è un pò provato dal viaggio e contento di vederci tutti lì. Non vedeva l'ora. Sembra felice, saluta, abbraccia. Ci salutimo poco, forse ci si aspettava qualcosa di diverso visti i precedenti. Mi va benone così. C'è tutta la giornata, tutta la notte... ecco qua. Mi cammina accanto, finalmente realizzo, la sensazione del mattino acquista un senso. Ma non mi preoccupo. Combinazione: tutti a pranzo non lontano da casa mia. Ottimo, torno a casa e mi preparo, esco che ho tutto quel che serve per starmene tranquilla, nel caso. E torna quella sensazione, mentre ho da aspettare il bus per mezz'ora. Strano presagio... astratto e determinante. Potrò avere davvero tutte le carte in regola per starmene in pace, non lo farò. Inquietudine leggera...in qualche modo bella. Non me la toglierò di dosso. Un campanello d'allarme che ho in qualche modo deciso di portarmi dietro costantemente scampanellante. La testa volutamente fasciata prima di romperla, ho deciso così. Il problema dove non c'è. Irrazionale, infantile, sciocco ed inevitabile, quelle cose che te le senti addosso punto e basta.

Insomma arriva la sera,una bella festa, la tigre che mi rincorre come previsto, mi acciuffa e mi fa male ogni tanto ma ne esco dignitosamente messa, in fondo lo sapevo. Tutto come previsto. Poi la notte viene e si porta dietro il forse che mi rincorre dalla strada fredda percorsa al mattino.

Il forse non è più un forse, l'aria è carica, nuova, pulsante. E' come se i miei sensi cambiassero direzione, all'improvviso tutto sa di vita, di una vita diversa. Come fossi un essere nuovo spuntato per caso che guarda in uno specchio, che si guarda negli occhi con gli occhi di uno sconosciuto. Non mi sento io. Una me stessa che non conosco trema sopraffatta dal desiderio di vivere, vivere e basta! Con una forza ed una gioia quasi dimenticate. Pensare che è sufficiente questa sensazione, anche solo sfiorata, ad alleviare il dolore delle ferite più segrete. Un cuore di passaggio si sofferma un attimo a battere accanto al mio, rompe la campana solitudine per una notte. Un concerto, una musica dal ritmo tanto anomalo e giovane e strampalato da non poter essere altro che dolce. Le anime intanto si guardano intorno sconvolte, poi si urtano di spalle, si aggrappano come possono l'una all'altra e danzano. Che altro dovrebbero fare? Danzano.
Ed è questo tutto quello che conta. E' semplicemente una delle sensazioni più belle, un piccolo miracolo, una gioia che tinge l'anima di caldo, di buono, di vivo. Dona un senso ai gesti, un senso che a volte non si può trovare altrove. Se non si ha la capacita di vivere lo splendore innato di quello che ci è dato provare si rischia di non trovarlo affatto. Andando avanti a credere che ce ne sia uno solo rischiamo di perderlo per sempre. Ed è un rischio troppo grande. Perché, in nome di cosa lasciar morire una parte di noi? E' così semplice e bello accettare di ascoltare e parlare con tutto il proprio essere. Un'intimità, una voce dell'anima che non ci è concesso liberare in nessun'altra occasione. Ci mettiamo tanto a rendercene conto eppure è scritto dentro la natura, dentro di noi. Dritta sotto il nostro naso la chiave di una liberazione sognata ed invocata per anni - che dico?! - per secoli... ancora così lontana da molti. Saremmo così belli, un esercito di menti libere così come sono atterrate sulla vita. Grazie compagno.

Il più seducente abito della Fanciulla Stellata. Una delle più sorprendenti espressioni della notte stampata dentro fino al risveglio, la testa sulle spalle e niente di ragionevole da temere.
Ma quel tarlo premeditato, quell'esserino te lo trova il modo per far scattare l'allarme. Anche il più piccolo e sciocco dei modi possibili, anche il più meschino. Anche il più assurdo ed irragionevole, ma te lo trova. In fin dei conti se è un tarlo premeditato te la sei cercata. Ed eccomi qui seduta accanto al mio tarlo a meditare. A fare il cane che si morde la coda. In fondo è da ieri mattina che predisponevo per me queste noie. Forse è solo perché fa pensare che me la sono cercata con il lanternino e me la sono covata ed alimentata con l'aiuto di tutto quanto c'è di completamente irragionevole in me. Mi sono giocata le sensazioni inspiegabili, la superstizione e gli idoli strampalati pur di convincermi dell'improbabilissimo. E ci sono riuscita. E domani impiegherò il mio tempo ed il mio coraggio per levarmi dalla testa questa convinzione terrificante, che mi sono impiantata solo perché? Fa bene pensarci. Fa bene provarle certe cose. Ci sono paure che anche quando sembrano palesemente imbecilli ed inoffensive fanno il loro dovere. Questa fa pensare. Fa rimettere in discussione giudizi, condanne, sentenze e tesi inconfutabili sostenute per tanto tempo ragionando a senso unico.