venerdì 30 maggio 2008

Un genio...


Stances à un cambrioleur
Georges Brassens 1972


Prince des monte-en-l'air et de la cambriole
Toi qui eus le bon goût de choisir ma maison
Cependant que je colportais mes gaudrioles
En ton honneur j'ai composé cette chanson
Sache que j'apprécie à sa valeur le geste
Qui te fit bien fermer la porte en repartant
De peur que des rôdeurs n'emportassent le reste
Des voleurs comme il faut c'est rare de ce temps
Tu ne m'as dérobé que le stricte nécessaire
Délaissant dédaigneux l'exécrable portrait
Que l'on m'avait offert à mon anniversaire
Quel bon critique d'art mon salaud tu ferais
Autre signe indiquant toute absence de tare
Respectueux du brave travailleur tu n'as
Pas cru décent de me priver de ma guitare
Solidarité sainte de l'artisanat
Pour toutes ces raisons vois-tu, je te pardonne
Sans arrière-pensée après mûr examen
Ce que tu m'as volé, mon vieux, je te le donne
Ça pouvait pas tomber en de meilleures mains
D'ailleurs moi qui te parle, avec mes chansonnettes
Si je n'avais pas dû rencontrer le succès
J'aurais tout comme toi, pu virer malhonnête
Je serais devenu ton complice, qui sait
En vendant ton butin, prends garde au marchandage
Ne vas pas tout lâcher en solde au receleurs
Tiens leur la dragée haute en évoquant l'adage
Qui dit que ces gens-là sont pis que les voleurs
Fort de ce que je n'ai pas sonné les gendarmes
Ne te crois pas du tout tenu de revenir
Ta moindre récidive abolirait le charme
Laisse-moi je t'en prie, sur un bon souvenir

Monte-en-l'air, mon ami, que mon bien te profit
Que Mercure te préserve de la prison
Et pas trop de remords, d'ailleurs nous sommes quittes
Apres tout ne te dois-je pas une chanson
Post-Scriptum, si le vol est l'art que tu préfères
Ta seule vocation, ton unique talent
Prends donc pignon sur rue, mets-toi dans les affaires
Et tu auras les flics même comme chalands

martedì 29 aprile 2008

Post da giardinaggio primaverile ( o "per non far crescere le erbacce in un blog")

“Capocchiù, tanto che è successo per di fatti veri che è scritto pari! Come che le mattine utte, da quaranta anni, mi ripiazzo fatto e verticale ai diciantordici delle luci ancora da venire per venire a le pietre di porto a caricar di pesci li bandoni e le sesécchiere.
Capocchiù tu devi mi prestar l’orecchide e mi credi poi didopo col cirvello, didopo che io t’ha srotolata da principio a morto questa, che di strana ce ne ha parecchia. Issoi pure preparato che per te lo promettere giuratissimo per vero, dirimpampetto alla madonnola, bellina dolce tutti i giorni mei e toi, Capocchiù.”

Lentezza e curvilinee continue di girotondi e volteggi
Il tempo che serviva, c’era
Il tempo di contare per nome ad una ad una le stelle
Il tempo di scordare
il tempo che passa
per tutto il tempo che resta

Sembravano di avorio e sembravano di piuma
Sembravano di vetro e sembravano di aria
Sembravano di fiamma di spirito santo
Sembravano di cenere di fuoco di paglia
Sembravano radici secche
quando se le porta a spasso il vento
e la pioggia rintocca a morto
e il fiume le seppellisce
sotto un corteo
di pietre
commosse come le pietre.
Lenti, senza ritmo, senza un ritmo da misurare al tempo di questo mondo.
Il tempo che andavano cavalcando ha un altro nome
È quello dell’anima che si muove.
Qualche volta, stando attenti, si intravede qualche anima in viaggio.
Ma bisogna avere cento occhi, come con le stelle cadenti.


“Che se poi il sole che sta là va più veloce io, lo sai adesso, adesso non te lo saprei ridire Capocchiù. Quelli non usavano li passi per l’andare, usavano l’andare per li passi. Oppure non andavano. Leeenti leenti leeenti lenti che quasi fermi! Che quasi fermi ma non proprio, cioè due scimuniti fermi, che tu ti giri a mirarli alle sette e qualcosa, e poi lasci correre perché altro non son che due scemi nel medio dello slargo col mercato tutto intorno, alle... bo, otto e qualcaccosa ti rivolti e li riguardi e li avevano macinati i metri di sampietrini, anche pochi, ma per due che stanno fermi guarda guarda, che è mica male! E mirargli i musi Capocchiù, avrebbissate dovuto mirargli i musi! Dei risi, ma dei risi…come due colombelli innamoraterrimi, dei risi sui musi ma laaaarchi Capocchiù laaarchi, tuttidenti. E leeeenti di passi, e laaarchi di risi, ci han passato il giorno sano per traversar lo slargo! Dalle prime luci da venire alle ultime luci da andarsene, potrebbe la mia golaccia arrocata te lo promettere per vero giuratissimo dirimpampetto ala madonnola bellina dolce tutti i giorni mei e toi.”

Qualche volta i vecchi pescatori
O i capitani, con la barba bianca
Sul ponte da soli
Con la notte e il mare tutto intorno
Solo notte e mare
Da tutti i lati
Qualche volta loro ci riescono ad intravederle.
Le anime in viaggio, dico.
Ma è perché hanno due occhi
Che abbracciano la vastità
Perché hanno due occhi
scoloriti a forza di bere acquessalessole
E perché l’unico tempo che esiste, dentro quegli occhi
è il tempo che ci vuole per il buio.

martedì 8 aprile 2008

Epitaffi

Qualche epitaffio da wikiquote, ce ne sono di geniali.





-Giace qui da qualche parte. (Werner Heisenberg)

-Amici non piangete, è soltanto sonno arretrato. (Walter Chiari)

-Si prega l'angelo trombettiere di suonare forte: il defunto è duro di orecchie. (Georges Bernanos)
-Non curante, ma non indifferente. (Man Ray)

-Ho finito di instupidire (Paul Erdos)

-"Capo scout del mondo" e sotto il simbolo di pista "torno a casa", un cerchio con un punto al centro. (Robert Baden-Powell, Nyeri in Kenya)

-L'amore ci farà a pezzi. (Ian Curtis) (Immagine)
-Love will tear us apart.

-Un quarto d'ora prima di morire, era ancora in vita. Epitaffio attribuito a (Jacques de La Palice)
-Un quart d'heure avant sa mort, il était encore en vie.

-Non fu mai impallato. (Vittorio Gassman)

-Hodie mihi, cras tibi. ("Oggi a me, domani a te", tomba a Castellammare di Stabia)

-Sono morto tante volte, ma così mai. (Tomba di un attore etrusco)

-Ed ora che mia suocera qui giace, lei non lo so, ma io riposo in pace. (iscrizione funeraria a Tarquinia)

mercoledì 19 marzo 2008

Frammenti di mai postato

Cuore come
vento che svolta angoli
di marciapiedi
a srotolare
sorpresa
le ruote maestose di una gonna
per l'estasi del pellegrino
che riposa.
..........................................................................
Lampo da occhi stremati
Sono piccole paia
di piedi
di fata
e la trappola di una rete da pesca
primavera precoce
soffocata nel dogma
un’eternità costante
di brutalità
di dolore

Torneranno un giorno a volteggiare
tra gli zampilli delle antiche fontane
fresco di pietra
sollievo di giada

giovedì 13 marzo 2008

Fiori insonni

Ogni tanto qualcuno si ricorda di mostrarmi un lato della primavera che tendo a dimenticare.
A primavera l’orrore della vita continua
nell’anestesia fiorita dei nostri sensi.
Nei giorni di sole la morte sembra più lontana, mentre si avvicina come in ogni altro giorno
di questa vita.
Camminiamo con la testa bassa e lei ci viene incontro. Guardiamo le crepe del sentiero e ci tappiamo le orecchie al suono dei suoi passi, dimentichi del fatto che non è l’unico rumore capace di rapirci.
Basta alzare gli occhi ed avere il coraggio di piantarli dritti in quelli di lei.
E’ bella della stessa bellezza dei tramonti di questa terra.
La nostra repulsione la rende furiosa, nella nostra sana considerazione, invece, sorride.
Cara presenza! che cammini al ritmo del mio stesso passo
e sembri beffarti della nostra paura,
grande e saggia avvolta nello stesso mistero
che protegge i fiori ancora da sbocciare.
Ci vediamo nel punto dove c’è la porta specchio.
Starò attenta a non ingannarmi, potrebbe sembrare una prosecuzione del sentiero.
Starò attenta a non ingannarmi, stai attenta anche tu
Se sapremo arrestarci anche solo un attimo
per guardarci finalmente, guardarci da vicino con gli occhi negli occhi ed il respiro nel respiro
non sarà una pietosa collisione, non sarà dolore,
sarà un abbraccio.

sabato 23 febbraio 2008

Paura del buio

Qualcosa cambia dentro di me. Qualcuno nasce, qualcun altro muore.
Non so dire esattamente cosa sta succedendo. Non mi sento più sola, è come se potessi parlare con la mia vita, con la mia anima, come se tutto quello che esiste dentro e fuori di me avesse un comune denominatore.
C'è un qualcosa di bello che mi sembra da un po' di vedere da tutte le parti.
Sarà perché mi sento così ottimista ed in pace con tutto di questo periodo, ho deciso di fare un'esperimento.
L'altra sera ho spento la luce ed ho aperto gli occhi.
E' stato come imparare ad andare in bicicletta, sui trampoli... come imparare a camminare.
La volontà diventa più forte del terrore quando si sogna qualcosa.
Pensavo al buio. Pensavo che l'unica cosa che il buio è capace di creare sono i pensieri e le paure delle persone. Eppure non è così. C'è qualcosa di grande nel buio, qualcosa di immenso. Ho avuto paura appena aperti gli occhi, ho tentato di resistere. Ho allontanato le mie fantasie più immature e banali. La paura è passata. Ho guardato , di solito dopo poco mi sento come murata viva quando sono al buio. Mi sono detta: fino a che quella sensazione non si presenta non ho motivo di soffrire. Se si presenta ho l'interruttore vicino. E se la mia mano non si alzasse? Che succederebbe? Il buio non soffoca le persone. I pensieri soffocano le persone. Il buio non uccide, la paura sì. Non ho avuto paura mentre pensavo, tenevo gli occhi aperti. Poi ho pensato: perché bendata o con gli occhi chiusi non vedo il buio? Perché se fuori è giorno e sono in una stanza buia soffro meno e se fuori è buio o non so se è buio o no soffro di più? Tutto nella mia testa, non pensare a niente, pensa al respiro. E mentre pensavo di dover pensare al respiro è arrivata la sensazione che mi ha fatto cercare il muro. Non stavo pensando al respiro, stavo ancora pensando alla differenza che c'è se fuori è buio oppure no. In quel momento era buio. Ho pensato ai campi coltivati vicino casa mia, avvolti in una tenebra che solo la fantasia poteva creare, niente lampioni, niente di niente. Non mi sono sentita soffocare stavolta, mi sono sentita in mezzo al nulla. In bilico sul vuoto. Ho cercato il muro con la schiena come quella sera che scattò la valvola e passai ore ed ore al telefono con un'amica, pietrificata con la schiena attaccata alla parete, un terrore folle, non riuscivo a muovermi. Ho cercato il muro e poi l'interruttore. Ho acceso mi sono calmata ed ho spento ancora, dopo qualche minuto.
Ho cercato di considerare solo il buio della stanza, ho immaginato tutte le cose al loro posto.
Poi ho immaginato che un minimo fascio luminoso avrebbe potuto dimostrare ben altro, qualcosa come un mondo stravolto. Ho riacceso e non ho spento più. Il buio mi sembra una cosa viva. Viva e grande, il buio ha un'anima come tutto il resto. E allora perché mi fa così paura? L'anima che sta dentro tutte le cose non genera mai sensazioni spiacevoli. Al buio è come se vedessi l'altra faccia di una stessa anima. Il buio fa scomparire tutto e al posto della realtà così come la vediamo, rassicurante e costante, mette la fantasia. Carta bianca ( o forse dovrei dire carta nera) all'immaginazione. E noi creiamo spesso cose orribili nel buio. E' di me, non del buio, che devo avere paura. Della mia testa. Potrei scegliere di creare cose belle. Per un periodo ci sono riuscita, tra i 13 ed i 14 anni. Stavo tranquilla al buio.
Ultimamente sento una forza incredibile da tutte le parti, mi fido, ci credo. Non so spiegarmi, mi sento al sicuro in questo mondo sebbene tutto tenti di dimostrarmi che le cose non stanno così. Ogni giorno registro un appunto, come fosse un pezzetto di anima. Combatto contro quello che adesso ritengo sbagliato, fuori e dentro di me, soprattutto dentro di me. Uso tutte le armi che riesco a padroneggiare per diffondere qualcosa che sento che mi sta entrando dentro, ancora non capisco che cosa. Quello che voglio è essere viva in mezzo a gente viva. Non sono ancora riuscita a vincere il buio, ma ce la farò. E la cosa più bella sarà provarci. L'altra cosa che odio è il filtro tra me e gli altri. Un meccanismo complicatissimo che cerco di smontare a pezzetti giorno per giorno. Meglio essere come un vetro. Che tutti vedano il bello ed il brutto dentro di me, che possano amarmi per il bello oppure odiarmi per il brutto, ma non ignorarmi perché per colpa di un sistema di filtraggio si vede tutto grigio.

giovedì 7 febbraio 2008

Chiudo gli occhi e guardo

"Un guerriero della luce crede nel principale insegnamento dell' I Ching: "La perseveranza è favorevole".
Egli sa che la perseveranza non ha niente a che vedere con l'insistenza. Ci sono periodi in cui i combattimenti si prolungano oltre il necessario, esaurendo le forze e indebolendo l'entusiasmo.
In quei momenti il guerriero riflette: "Una guerra che si prolunga finisce per distruggere anche il vincitore."
Allora ritira le proprie forze dal campo di battaglia, e si concede una tregua. Persevera nella volontà, ma sa aspettare il momento migliore per un nuovo attacco.
Un guerriero torna sempre a lottare. Non lo fa mai per caparbietà, ma perché nota il cambiamento nel tempo."



" I guerrieri della luce hanno sempre un bagliore nello sguardo.
Essi vivono nel mondo, fanno parte della vita di altri uomini, e hanno iniziato il loro viaggio senza bisaccia e senza sandali. In molte occasioni sono codardi. Non sempre agiscono correttamente.
Soffrono per cose inutili, assumono atteggiamenti meschini, a volte si ritengono incapaci di crescere. Sovente si credono indegni di qualsiasi benedizione o miracolo.
Non sempre sono sicuri di ciò che stanno facendo. Molte volte trascorrono la notte in bianco, pensando che la loro vita non ha nessun significato.
Per questo sono guerrieri della luce.
Perché sbagliano.
Perché si interrogano.
Perché cercano una ragione: e certamente la troveranno."



"A volte il guerriero della luce si comporta come l'acqua, e fluisce fra gli ostacoli che incontra.
In certi momenti, resistere significa venire distrutto. Allora egli si adatta alle circostanze. Accetta, senza lagnarsi, che le pietre del cammino traccino la sua rotta verso le montagne.
In questo consiste la forza dell'acqua: non potrà mai essere spezzata da un martello, o ferita da un coltello. La più potente spada del mondo non potrà mai lasciare alcuna cicatrice sulla sua superficie.
L'acqua di un fiume si adatta al cammino possibile, senza dimenticare il proprio obiettivo: il mare. Fragile alla sorgente, a poco a poco acquista la forza degli altri fiumi che incontra.
E, a partire da un certo momento, il suo potere è totale."




"Il guerriero della luce conosce il valore della perseveranza e del coraggio.
Molte volte, durante il combattimento, egli riceve dei colpi che non si aspettava. E capisce che, nel corso della guerra, il nemico vincerà qualche battaglia. Quando ciò accade, piange le sue pene e riposa per recuperare le forze. Ma ritorna immediatamente a lottare per i suoi sogni.
Perché, quanto più tempo se ne manterrà lontano, tanto maggiori saranno le probabilità di sentirsi debole, spaventato, timoroso. Quando un cavaliere cade da cavallo e non risale in groppa nel volgere di un minuto, non avrà mai più il coraggio di montare."

Paulo Coelho
Manuale del Guerriero della Luce