martedì 29 gennaio 2008
Lucidità zero. Collera e cuscini. Cristalli di uva fragola.
Che bella sensazione. E' come se le mani volassero sui tasti. Li percepisco appena, non ha importanza, mi sento rilassata. Vorrei gridare e sbattere i piedi per terra ma non lo farò, mi sento serena, per ora. Dunque: c'è chi è un talento e chi deve farsi il culo. Io mi farò il culo se necessario, perché no. In qualche modo dovrò pur farcela. Staremo a vedere. Faccio molta fatica, dei sacrifici e degli sforzi fisici, emotivi, mentali e principalmente caratteriali che a volte mi sembrano più grandi di me e sono certa che non saranno vani. Poi bastano due parole di qualcuno a sfilargli da sotto il naso l'importanza che meritano. E allora vaffanculo. Non posso mollare, non me ne frega niente di mollare. Ci deve essere una maniera per me. Tanta fatica per tutto, questa è la mia maledetta maniera. Devo ancora scoprirla una cosa che mi viene naturale, a parte la voglia di scrivere, di sparare parole. Ma se le parole possono essere così vuote paragonate ai gesti, mi riservo il diritto di sentirmi persa. Persa. Però sono giovane. Sono giovanissima. Lasciatemi crescere e vedremo cosa ne viene fuori, passerà tutta questa voglia generale di buttarmi via, di confinarmi. Come ci sono i talenti naturali e la gente che sforza ci sono anche i legami spontanei e quelli indotti. Orribile? Pazienza. Male? Prendiamone atto. Torno all'improvviso a sentirmi sola sotto il punto di vista più intimo. Sola, isolata, divento cattiva. Mi sento il vuoto intorno in certi momenti. In un modo o nell'altro rifiutata, affettuosamente o a brutto muso allontanata, tenuta a debita distanza. Le persone che amo non hanno nessun bisogno di me, ne farebbero volentieri a meno. Al massimo mi sopportano. Cazzo ci sarà un posto per la mia persona o no? Deve esserci qualcosa di sbagliato nel mio modo di provare affetto, amore, stima. Finisco sempre per essere valutata mediocre e discretamente fastidiosa. E' una cosa che ti leva la speranza, l'entusiasmo. Eppure ho sempre dato tutta me stessa per quello che mi parla al cuore. Ma se mollo ora non mi rialzo più. Quindi che devo fare? Posso fare ragionamenti maturi e consapevoli per tutto il tempo che voglio ma sono quella che sono. Piango e stringo i denti, che altro? Niente. Ho bevuto troppo.
lunedì 28 gennaio 2008
Voci
Bene, stasera devo scegliere a quale delle due voci nella mia testa dare ascolto.
Una suona più antica e dai bassifondi ripete:
A volte è sufficiente un respiro per svegliare una persona, altre volte no. Può essere necessario tirargli via la coperta. Se sei quello che deve tassativamente alzarsi ma non sente la propria sveglia può essere una grossa fortuna avere qualcuno che pensa a tirarti via il piumino, poi il freddo farà il resto. Certo lì per lì lo uccideresti, poi basta il tempo di connettere e lo ringrazi del favore. Le sveglie di questo tipo servono anche a farti passare il torpore in men che non si dica.
A volte la mente sbrodola, straripa e non se ne accorge. E' in ogni caso positivo riportarla in carreggiata. Ma può fare molto male per via delle illusioni. Strapparsi le illusioni da dentro è come strapparsi le zecche dalla carne. Farà pure un male bestiale ma non puoi lasciarle lì. L'importante è riuscirci, da soli o con il provvidenziale calcio in culo di qualcuno. Adesso chiudi gli occhi, respira a fondo visto che hai imparato come si fa. Ecco. Piangi se serve, svuota, scarica, sfogati. Quando hai finito torna lucida e sgombra. Allora saprai cosa fare. Dai ascolto a che ne sa più di te. Non sono molte le persone delle quali puoi fidarti ciecamente, quindi fatti cieca e fidati, sbarra i punti interrogativi per un pò. Essere tenaci non vuol dire essere di coccio. Tenere duro non vuol dire avere la testa di legno monodirezionale farcita di segatura e corredata da paraocchi. Chi, per una questione di principio, non si ferma ad un semaforo sebbene conosca perfettamente la segnaletica e la sua utilità non è indipendente e ribelle, è ignorante ed ottuso. Per di più rischia di schiantarsi. Di fare male a se stesso e nel peggiore dei casi alle persone che gli stanno intorno. E' ora di crescere e di abbandonare questa filosofia del tutto e subito. Dai tempo al tempo e dagli anche valore, dagli anche spessore. Non sfiorare i tuoi anni al volo. Vai a fondo, ascolta solo chi parla con il cuore.
L'altra è più giovane e simile a quella che sentono gli altri:
Hai preso la tua decisione. Non lasciare che sia l'esperienza di qualcun altro a dominare la tua. Vai dritta per la tua strada, alle conseguenze penserai dopo. E poi non fare tutto così intimo, prendi le cose per quelle che sono. Tu hai il potere di decidere dove sbattere i denti. Tanto sei cocciuta, alla fine farai quello che ti pare. Farai quello che vuoi fottutamente fare a costo di combattere con le unghie e con le zanne. Oppure ti sembra solo troppo bello per poter accadere a te? Che ti succede, donna di ferro? Hai già perso le palle? Tanto lo sapevo, io. Rassegnati adesso e sei una fallita. Sei debole. I forti non si fanno veicolare nemmeno da cristinterra. Con la prudenza non si ottiene nulla, si resta inchiodati. Non rassegnarti a vivere protetta in un bozzolo di buoni consigli, fatti male. Rischia. Abbi il fegato di sfidare l'altezza e la vertigine, cammina sull'orlo e guarda giù. Si vive una volta sola, non hai molto tempo da perdere, molla questo benedetto contegno e corri.
L'hai giurato a te stessa.
Penso di avere già conosciuto abbastanza bene la seconda e di averla presentata a fin troppa gente che non la trova affatto simpatica. Credo sia il caso, per una volta, di scegliere la soluzione meno immediata. Comincerò a dar retta ad una persona che non esiste ancora ma vuole nascere dentro di me e mostrarsi. A fare spazio nella mia mente per un individuo più grande, cresciuto, che non ci entra. Un vero passo verso il futuro, una presa di coscienza.
Una suona più antica e dai bassifondi ripete:
A volte è sufficiente un respiro per svegliare una persona, altre volte no. Può essere necessario tirargli via la coperta. Se sei quello che deve tassativamente alzarsi ma non sente la propria sveglia può essere una grossa fortuna avere qualcuno che pensa a tirarti via il piumino, poi il freddo farà il resto. Certo lì per lì lo uccideresti, poi basta il tempo di connettere e lo ringrazi del favore. Le sveglie di questo tipo servono anche a farti passare il torpore in men che non si dica.
A volte la mente sbrodola, straripa e non se ne accorge. E' in ogni caso positivo riportarla in carreggiata. Ma può fare molto male per via delle illusioni. Strapparsi le illusioni da dentro è come strapparsi le zecche dalla carne. Farà pure un male bestiale ma non puoi lasciarle lì. L'importante è riuscirci, da soli o con il provvidenziale calcio in culo di qualcuno. Adesso chiudi gli occhi, respira a fondo visto che hai imparato come si fa. Ecco. Piangi se serve, svuota, scarica, sfogati. Quando hai finito torna lucida e sgombra. Allora saprai cosa fare. Dai ascolto a che ne sa più di te. Non sono molte le persone delle quali puoi fidarti ciecamente, quindi fatti cieca e fidati, sbarra i punti interrogativi per un pò. Essere tenaci non vuol dire essere di coccio. Tenere duro non vuol dire avere la testa di legno monodirezionale farcita di segatura e corredata da paraocchi. Chi, per una questione di principio, non si ferma ad un semaforo sebbene conosca perfettamente la segnaletica e la sua utilità non è indipendente e ribelle, è ignorante ed ottuso. Per di più rischia di schiantarsi. Di fare male a se stesso e nel peggiore dei casi alle persone che gli stanno intorno. E' ora di crescere e di abbandonare questa filosofia del tutto e subito. Dai tempo al tempo e dagli anche valore, dagli anche spessore. Non sfiorare i tuoi anni al volo. Vai a fondo, ascolta solo chi parla con il cuore.
L'altra è più giovane e simile a quella che sentono gli altri:
Hai preso la tua decisione. Non lasciare che sia l'esperienza di qualcun altro a dominare la tua. Vai dritta per la tua strada, alle conseguenze penserai dopo. E poi non fare tutto così intimo, prendi le cose per quelle che sono. Tu hai il potere di decidere dove sbattere i denti. Tanto sei cocciuta, alla fine farai quello che ti pare. Farai quello che vuoi fottutamente fare a costo di combattere con le unghie e con le zanne. Oppure ti sembra solo troppo bello per poter accadere a te? Che ti succede, donna di ferro? Hai già perso le palle? Tanto lo sapevo, io. Rassegnati adesso e sei una fallita. Sei debole. I forti non si fanno veicolare nemmeno da cristinterra. Con la prudenza non si ottiene nulla, si resta inchiodati. Non rassegnarti a vivere protetta in un bozzolo di buoni consigli, fatti male. Rischia. Abbi il fegato di sfidare l'altezza e la vertigine, cammina sull'orlo e guarda giù. Si vive una volta sola, non hai molto tempo da perdere, molla questo benedetto contegno e corri.
L'hai giurato a te stessa.
Penso di avere già conosciuto abbastanza bene la seconda e di averla presentata a fin troppa gente che non la trova affatto simpatica. Credo sia il caso, per una volta, di scegliere la soluzione meno immediata. Comincerò a dar retta ad una persona che non esiste ancora ma vuole nascere dentro di me e mostrarsi. A fare spazio nella mia mente per un individuo più grande, cresciuto, che non ci entra. Un vero passo verso il futuro, una presa di coscienza.
domenica 27 gennaio 2008
Esserci.
Basta ripescare una canzone che ormai da un paio d’anni se ne stava muta, dentro al suo disco, chiusa in un cassetto. Mi basta una canzone per riesumare passaggi di vita che rispetto a quello presente sono brutti, davvero. Forse meno dolorosi, pieni di alibi e di limiti “rassicuranti” che non chiederei mai indietro, ma veri e propri buchi neri. Anni che sembrano molto più lontani della mia infanzia, talmente vuoti sotto certi punti di vista che potrebbero andare persi. Ho cambiato rotta all’improvviso e se guardo quella svolta dalla giusta distanza mi vengono i brividi, mi fulmino di piacere. Un po’ come essere alla guida di un elicottero che cade in picchiata verso il suolo, all’ultimo secondo tiri qualche leva fantastica e riprendi quota in un attimo. Piacere, libertà, sollievo, commozione. Ecco, questo. E non è passato tanto tempo. Poteva andare diversamente. Non poteva però andare meglio.
Mi scoppia la testa volevo parlare di tutta un’altra cosa, accidenti. Ma il problema è questo. Abbattuti i vincoli ci si ritrova a fare i conti con uno spazio aperto e più grande. Non tutti sono in grado di affrontarlo. Posso dire di essere felice tutto sommato, mi sento forte e capace di ricostruire anche con pezzi di macerie e fango. Sola dentro di me mi apprezzo e mi accetto, mi conosco ed amo me stessa per quello che sono davvero. Quando ho una paura bestiale o devo resistere ad una tentazione folle faccio appello alla parte di me che si ama. Perché allora non mi sento degna della fiducia degli altri? Ho provato tante volte a spiegare i perché ed i percome di certe sensazioni, non c’è niente da fare. Non sono capace esprimermi. Non sono capace di comunicare, finisco spesso per dire e mostrare, anche forzando parecchio, cose che hanno poca attinenza con il mio vero essere e vivere. Per analogia (sbagliato e tristemente umano) penso che anche gli altri siano incapaci di trasmettere la propria visione del mondo o le proprie emozioni. Proietto sulle persone una serie di fantasie, di seghe mentali. Credo sempre che ci sia qualcosa di nascosto da scoprire, qualcosa di stupefacente da dover andare ad estirpare. E’ una cosa mostruosa. Mi sento una specie di detective fallito, sempre lì a scrutare il nulla. E come avere le allucinazioni. Corro dietro alle allucinazioni e la vita vera fa da contorno. Coltivo il mio amor proprio solo quando sono chiusa nel mio mondo. Quando mi relaziono con gli altri mi detesto. Mi faccio quasi schifo a volte. Mi sento maledettamente sbagliata. Sono sempre in soggezione, sempre con la testa da un’altra parte. Se una persona mi parla io sono dentro l’immagine falsata che la mia fantasia ha creato di quella persona, così che mentre quello parla registro meccanicamente quello che dice, rispondo, eseguo, ma nella testa ogni santa volta sono occupata a rigirarmi vita morte e miracoli suoi (poco attinenti alla realtà) e miei. Ogni santa volta. Mi serve uno sforzo enorme per evitare di fare questa cosa. Finisco a pensare a cose come la storia degli occhi che si ritrova e quello che conosco del suo passato. A volte mi distraggo completamente da quello che mi dice la gente, da ciò che realmente cerca di comunicarmi in quel momento. Ho la mente stipata di questa roba. Stipata di fesserie non ci entra la verità, la semplicità di vedere le cose per quelle che sono ed accettarle. E’ come fingere. Colui che finge puzza di carnefice, di persona che inganna. Io mi sento una vittima in fuga. E come un proteggere il proprio mondo delle favole dove sei tu il centro dell’universo e stai lì a compiacerti tutto il tempo. Da far accapponare la pelle. Se non me ne rendessi conto sarei una povera disperata, o forse sarei felice. Sarebbe tutto molto più semplice. Non sono collegata al mondo, non mi sento una persona degna di essere apprezzata dagli altri, anche questa poi è una presunzione. Se qualcuno mi apprezza mi rifugio nel pensiero che quel poveraccio non sa un accidente di come è fatta una persona piacevole e mi chiudo a riccio sempre preoccupata di non mostrarlo. Ne viene fuori una specie di finta modestia artificiosa, mi è insopportabile. Oppure scatta un egocentrismo che non tiene minimamente conto dell’esistenza di esseri umani intorno a me. Ho sempre la testa ingombra da mille cose che controllo a fatica. L’eco di un disagio, di un errore anche piccolo, può durare tantissimo tempo sempre vivo e scottante. Così per tutte le emozioni intense, specialmente quelle negative. Mi sento un chiasso di mondi paralleli che si scontrano dentro la mia testa ed esplodono, poi raccattano i propri pezzi e ricominciano. Ho un bisogno disperato di risolvere questa cosa, di cambiare radicalmente, di nuovo. Come faccio, dopo essermi massacrata così, a dire di amarmi? Mi voglio bene anche in questo momento e mi perdono, perché sono convinta di potercela fare. Il fatto è che sogno tanto fare qualcosa che presuppone una presenza mentale differente, qualcosa per cui è necessario toccare con mano l’essenza della realtà propria ed altrui e magari anche oggettiva, ammesso che esista. Qualcosa che non tutti possono fare, meno che mai le persone come me. Ma cambiare, lavorare, cercare di capire, lottare per conquistare un nuovo punto di vista, una nuova sensibilità…questo possiamo farlo tutti. Da bambini è sufficiente farsi insegnare come si cammina a testa in giù.
Mi scoppia la testa volevo parlare di tutta un’altra cosa, accidenti. Ma il problema è questo. Abbattuti i vincoli ci si ritrova a fare i conti con uno spazio aperto e più grande. Non tutti sono in grado di affrontarlo. Posso dire di essere felice tutto sommato, mi sento forte e capace di ricostruire anche con pezzi di macerie e fango. Sola dentro di me mi apprezzo e mi accetto, mi conosco ed amo me stessa per quello che sono davvero. Quando ho una paura bestiale o devo resistere ad una tentazione folle faccio appello alla parte di me che si ama. Perché allora non mi sento degna della fiducia degli altri? Ho provato tante volte a spiegare i perché ed i percome di certe sensazioni, non c’è niente da fare. Non sono capace esprimermi. Non sono capace di comunicare, finisco spesso per dire e mostrare, anche forzando parecchio, cose che hanno poca attinenza con il mio vero essere e vivere. Per analogia (sbagliato e tristemente umano) penso che anche gli altri siano incapaci di trasmettere la propria visione del mondo o le proprie emozioni. Proietto sulle persone una serie di fantasie, di seghe mentali. Credo sempre che ci sia qualcosa di nascosto da scoprire, qualcosa di stupefacente da dover andare ad estirpare. E’ una cosa mostruosa. Mi sento una specie di detective fallito, sempre lì a scrutare il nulla. E come avere le allucinazioni. Corro dietro alle allucinazioni e la vita vera fa da contorno. Coltivo il mio amor proprio solo quando sono chiusa nel mio mondo. Quando mi relaziono con gli altri mi detesto. Mi faccio quasi schifo a volte. Mi sento maledettamente sbagliata. Sono sempre in soggezione, sempre con la testa da un’altra parte. Se una persona mi parla io sono dentro l’immagine falsata che la mia fantasia ha creato di quella persona, così che mentre quello parla registro meccanicamente quello che dice, rispondo, eseguo, ma nella testa ogni santa volta sono occupata a rigirarmi vita morte e miracoli suoi (poco attinenti alla realtà) e miei. Ogni santa volta. Mi serve uno sforzo enorme per evitare di fare questa cosa. Finisco a pensare a cose come la storia degli occhi che si ritrova e quello che conosco del suo passato. A volte mi distraggo completamente da quello che mi dice la gente, da ciò che realmente cerca di comunicarmi in quel momento. Ho la mente stipata di questa roba. Stipata di fesserie non ci entra la verità, la semplicità di vedere le cose per quelle che sono ed accettarle. E’ come fingere. Colui che finge puzza di carnefice, di persona che inganna. Io mi sento una vittima in fuga. E come un proteggere il proprio mondo delle favole dove sei tu il centro dell’universo e stai lì a compiacerti tutto il tempo. Da far accapponare la pelle. Se non me ne rendessi conto sarei una povera disperata, o forse sarei felice. Sarebbe tutto molto più semplice. Non sono collegata al mondo, non mi sento una persona degna di essere apprezzata dagli altri, anche questa poi è una presunzione. Se qualcuno mi apprezza mi rifugio nel pensiero che quel poveraccio non sa un accidente di come è fatta una persona piacevole e mi chiudo a riccio sempre preoccupata di non mostrarlo. Ne viene fuori una specie di finta modestia artificiosa, mi è insopportabile. Oppure scatta un egocentrismo che non tiene minimamente conto dell’esistenza di esseri umani intorno a me. Ho sempre la testa ingombra da mille cose che controllo a fatica. L’eco di un disagio, di un errore anche piccolo, può durare tantissimo tempo sempre vivo e scottante. Così per tutte le emozioni intense, specialmente quelle negative. Mi sento un chiasso di mondi paralleli che si scontrano dentro la mia testa ed esplodono, poi raccattano i propri pezzi e ricominciano. Ho un bisogno disperato di risolvere questa cosa, di cambiare radicalmente, di nuovo. Come faccio, dopo essermi massacrata così, a dire di amarmi? Mi voglio bene anche in questo momento e mi perdono, perché sono convinta di potercela fare. Il fatto è che sogno tanto fare qualcosa che presuppone una presenza mentale differente, qualcosa per cui è necessario toccare con mano l’essenza della realtà propria ed altrui e magari anche oggettiva, ammesso che esista. Qualcosa che non tutti possono fare, meno che mai le persone come me. Ma cambiare, lavorare, cercare di capire, lottare per conquistare un nuovo punto di vista, una nuova sensibilità…questo possiamo farlo tutti. Da bambini è sufficiente farsi insegnare come si cammina a testa in giù.
martedì 15 gennaio 2008
Maledizione maledizione maledizione
Posso. Forse devo. Devo. Forse posso. Ho dei picchi di umore incredibili. Ci sono cose che non posso dire. Ci sono cose che rappresentano la mia stessa vita e che dagli altri verrebbero etichettate come scontate, carine, banali, normali, va bene e allora? Maledizione. In ogni caso ci ha preso, tanto per cambiare. Frustrata e fortunata insieme. Mi serve una specie di pretesto, se solo mi venisse in mente qualcosa, se solo fossi capace... eppure devo averlo messo da qualche parte. Quando ero bambina lo sapevo fare. Ero capace, ero brava era sogno. Poi buio. Poi luce. Ho ancora gli occhi traumatizzati dal lampo. Adesso posso vedere solo devo abituarmi. Prima o poi lo ritrovo, devo solo ricordarmi dove l'avevo buttato prima di spegnere la luce. Forse salta fuori quando smetto di cercarlo come un qualunque aggeggio perso, nel momento più inaspettato spunta fuori. Speriamo che sia così. Da qualche parte, seppellito sotto montagne di roba vecchia, spiaccicato e sbrindellato, bisognoso di restauri e cure e coccole, offeso dal lungo oblio...c'è ancora lo sento. E il tassello mancante del puzzle, la cuitura che tiene insieme le pagine, il pezzo fondamentale senza il quale tutto il resto non funziona, non ha senso. Puoi buttare tutto a mare se manca quel pezzo lì. Tocca scavare fino a ripescarlo anche a costo di consumarsi le mani a sangue.
Sempre per la serie visioni a vuoto
C'è una persona. E' una persona bianca che non si muove e resta in piedi. Una persona che pesa. Fa un passo avanti e crolla a terra dal dolore. Ha mosso il suo passo destro nel punto in cui comincia una scintillante distesa di spilli. Donne leggere giungono camminando sugli spilli tutti dritti luccichini che sembra un prato ghiacciato. Giungono come visioni soavi in suo soccorso. Orrore. La loro purezza fa quasi schifo. La loro compassione ferisce. La loro pietà è come una vanga che getta terra su chi ancora respira. La bestia dell'invidia resta a contorcersi, non si alzerà più.
mah...
Nascondo questa fiaba
questa festa di non parole
ogni volta che passa la sera
dentro il bianco dei vostri occhi
e vorrete sfogliare
e vedrete sfilare
un sortilegio per ogni carezza che sbrina il ricordo e forma la lacrima e trema nel freddo torrente invernale e sfreccia nel brivido e torna nel mare s'infrange con forza e ferma la corsa in frantumi dispersi cristalli di sale che evapora vola poi scivola al suolo cavalca la scossa che squassa il cielo e trapassa la terra ed ogni lingua di questo fuoco rimasto nel grido commosso di guerra in ogni corsa del rosso al cuore che stringe la morsa del cuore in gola
finché cresce non finisce quello che non conosce fine.
questa festa di non parole
ogni volta che passa la sera
dentro il bianco dei vostri occhi
e vorrete sfogliare
e vedrete sfilare
un sortilegio per ogni carezza che sbrina il ricordo e forma la lacrima e trema nel freddo torrente invernale e sfreccia nel brivido e torna nel mare s'infrange con forza e ferma la corsa in frantumi dispersi cristalli di sale che evapora vola poi scivola al suolo cavalca la scossa che squassa il cielo e trapassa la terra ed ogni lingua di questo fuoco rimasto nel grido commosso di guerra in ogni corsa del rosso al cuore che stringe la morsa del cuore in gola
finché cresce non finisce quello che non conosce fine.
domenica 13 gennaio 2008
In vino veritas? Ma è latino questo?
Insomma... uomini, donne, cOME DUE GRANDI CATEGORIE.
Non avverto più la differenza. mmmim mi sembra strano. ma la vit a è così. peccato per la mia salute. oggi volevo scrivere sulla loro porta voi potete aiutarci, perché noin lo fate? e tutti che uirelavanoi urlavano. Di sabato sera urlano tutti? Sentivo delle grida. Mi sono avvvicinata ad un tièpo r gli ho detto tesoro non ti fare male che di corde vocali te ne danno solo un paio in dotazione. Gridava credoi di capire quello che sentiva dante all'inferno... è massacrante. Siamo giovani e vivi, perché per o contro la nostra volontà dobbiamo finire in questo stato?????????????????????????????????????????????????????????????????
'
'
?
? Pazienza, accettare è la mia ancora di salvezza.Accettare, accogliere, pazienza. Se stasera avessi incontrato voi te donna, te uomo, vale più del mio ikl tou viveree? non direste mai sì ed è perciò che dovreste guardarvi in petto e riconoscervi il merito di aavwer trasformato la mia vita. Io vivrò. Snon ancora bloccarta qua ma ce la farò grazie a voi grazie vedrete vedrete vedrete. grazie
<sai quando pensi ad una perssona e dici a quello gli dobbiamo fare un regalo per quanto è buono?. Io vi regalo la vita ho deciso da tempo ed ora ne sono certa. Io vi darò la mia vita in regalo con tutta la gioia ed il dolore.
Non avverto più la differenza. mmmim mi sembra strano. ma la vit a è così. peccato per la mia salute. oggi volevo scrivere sulla loro porta voi potete aiutarci, perché noin lo fate? e tutti che uirelavanoi urlavano. Di sabato sera urlano tutti? Sentivo delle grida. Mi sono avvvicinata ad un tièpo r gli ho detto tesoro non ti fare male che di corde vocali te ne danno solo un paio in dotazione. Gridava credoi di capire quello che sentiva dante all'inferno... è massacrante. Siamo giovani e vivi, perché per o contro la nostra volontà dobbiamo finire in questo stato?????????????????????????????????????????????????????????????????
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? Pazienza, accettare è la mia ancora di salvezza.Accettare, accogliere, pazienza. Se stasera avessi incontrato voi te donna, te uomo, vale più del mio ikl tou viveree? non direste mai sì ed è perciò che dovreste guardarvi in petto e riconoscervi il merito di aavwer trasformato la mia vita. Io vivrò. Snon ancora bloccarta qua ma ce la farò grazie a voi grazie vedrete vedrete vedrete. grazie
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