martedì 3 giugno 2008

memoria

Alcuni combattono contro l’impeto del fiotto, appesi,
uno stridore di unghie contro le rocce del torrente e la corrente
trascina e strappa, via.
Si impiccherebbero ai rami pur di arrestare la corsa,
alla fine invece cessano di tenere
e si rimettono, docili, ai flutti
lasciano che tutto scorra via,
lontano dal pensiero fino alla foce.
Altri ristagnano, dormono e si trastullano
nel fetore del bitume che risucchia e cancella,
giusto per l’istante di una vita
e cullati dal pantano lasciano
una scia immonda sulle foglie del tempo
bava di lumaca da finire rinsecchita al vento.

Cosa mai fare della memoria?
Mi ricorda…
Giù alla centrale amministrativa
fino a qualche anno fa
c’erano degli archivi enormi
adesso quei palazzoni sono animati
di cervelli elettronici
sinistri e vivi
giganti di cemento che ingurgitano file
in quantità tale che non si capisce più
cosa va conservato e cosa buttato via.

Violenza

Smania
dal fosso scarlatto
vischioso dei visceri

mozzarti zazzera e gozzo
fare futili foglietti pazzi
delle tue pallide fiacchezze
tutta la notte
sottili
sottili

essere repellente
creatura astratta accalappiata nel corpo
che stupri questo territorio tattile
se non fossi nel tuo stesso lazzaretto
ti strangolerei di compassione

sussurro
assassino…
ssssssht!
non posso…
passo basso sotto il sasso
assopito
in un sogno ossessivo di

possesso.

Frattura di ossa craniche
croccante sbriciolarsi
frana pietrosa
caterva di macerie
bruscoli di terra che si frantuma
frammenti di barriera che si disintegra

non avere paura Betty
non avere paura B- E- T- T-YYY…

è tutto finito
a che serve piagnucolare
esci betty
a guardare come è tutto finito
a guardare come sta tramontando
joker betty
jolly betty
join me … betty!

Hai visto piccola piccola
non ti farai mai vizza e cadente
è una danza convulsa il tuo terrore
inebriante tumulto e nelle mie mani
ipnotico e pulsante il potere.

venerdì 30 maggio 2008

Un genio...


Stances à un cambrioleur
Georges Brassens 1972


Prince des monte-en-l'air et de la cambriole
Toi qui eus le bon goût de choisir ma maison
Cependant que je colportais mes gaudrioles
En ton honneur j'ai composé cette chanson
Sache que j'apprécie à sa valeur le geste
Qui te fit bien fermer la porte en repartant
De peur que des rôdeurs n'emportassent le reste
Des voleurs comme il faut c'est rare de ce temps
Tu ne m'as dérobé que le stricte nécessaire
Délaissant dédaigneux l'exécrable portrait
Que l'on m'avait offert à mon anniversaire
Quel bon critique d'art mon salaud tu ferais
Autre signe indiquant toute absence de tare
Respectueux du brave travailleur tu n'as
Pas cru décent de me priver de ma guitare
Solidarité sainte de l'artisanat
Pour toutes ces raisons vois-tu, je te pardonne
Sans arrière-pensée après mûr examen
Ce que tu m'as volé, mon vieux, je te le donne
Ça pouvait pas tomber en de meilleures mains
D'ailleurs moi qui te parle, avec mes chansonnettes
Si je n'avais pas dû rencontrer le succès
J'aurais tout comme toi, pu virer malhonnête
Je serais devenu ton complice, qui sait
En vendant ton butin, prends garde au marchandage
Ne vas pas tout lâcher en solde au receleurs
Tiens leur la dragée haute en évoquant l'adage
Qui dit que ces gens-là sont pis que les voleurs
Fort de ce que je n'ai pas sonné les gendarmes
Ne te crois pas du tout tenu de revenir
Ta moindre récidive abolirait le charme
Laisse-moi je t'en prie, sur un bon souvenir

Monte-en-l'air, mon ami, que mon bien te profit
Que Mercure te préserve de la prison
Et pas trop de remords, d'ailleurs nous sommes quittes
Apres tout ne te dois-je pas une chanson
Post-Scriptum, si le vol est l'art que tu préfères
Ta seule vocation, ton unique talent
Prends donc pignon sur rue, mets-toi dans les affaires
Et tu auras les flics même comme chalands

martedì 29 aprile 2008

Post da giardinaggio primaverile ( o "per non far crescere le erbacce in un blog")

“Capocchiù, tanto che è successo per di fatti veri che è scritto pari! Come che le mattine utte, da quaranta anni, mi ripiazzo fatto e verticale ai diciantordici delle luci ancora da venire per venire a le pietre di porto a caricar di pesci li bandoni e le sesécchiere.
Capocchiù tu devi mi prestar l’orecchide e mi credi poi didopo col cirvello, didopo che io t’ha srotolata da principio a morto questa, che di strana ce ne ha parecchia. Issoi pure preparato che per te lo promettere giuratissimo per vero, dirimpampetto alla madonnola, bellina dolce tutti i giorni mei e toi, Capocchiù.”

Lentezza e curvilinee continue di girotondi e volteggi
Il tempo che serviva, c’era
Il tempo di contare per nome ad una ad una le stelle
Il tempo di scordare
il tempo che passa
per tutto il tempo che resta

Sembravano di avorio e sembravano di piuma
Sembravano di vetro e sembravano di aria
Sembravano di fiamma di spirito santo
Sembravano di cenere di fuoco di paglia
Sembravano radici secche
quando se le porta a spasso il vento
e la pioggia rintocca a morto
e il fiume le seppellisce
sotto un corteo
di pietre
commosse come le pietre.
Lenti, senza ritmo, senza un ritmo da misurare al tempo di questo mondo.
Il tempo che andavano cavalcando ha un altro nome
È quello dell’anima che si muove.
Qualche volta, stando attenti, si intravede qualche anima in viaggio.
Ma bisogna avere cento occhi, come con le stelle cadenti.


“Che se poi il sole che sta là va più veloce io, lo sai adesso, adesso non te lo saprei ridire Capocchiù. Quelli non usavano li passi per l’andare, usavano l’andare per li passi. Oppure non andavano. Leeenti leenti leeenti lenti che quasi fermi! Che quasi fermi ma non proprio, cioè due scimuniti fermi, che tu ti giri a mirarli alle sette e qualcosa, e poi lasci correre perché altro non son che due scemi nel medio dello slargo col mercato tutto intorno, alle... bo, otto e qualcaccosa ti rivolti e li riguardi e li avevano macinati i metri di sampietrini, anche pochi, ma per due che stanno fermi guarda guarda, che è mica male! E mirargli i musi Capocchiù, avrebbissate dovuto mirargli i musi! Dei risi, ma dei risi…come due colombelli innamoraterrimi, dei risi sui musi ma laaaarchi Capocchiù laaarchi, tuttidenti. E leeeenti di passi, e laaarchi di risi, ci han passato il giorno sano per traversar lo slargo! Dalle prime luci da venire alle ultime luci da andarsene, potrebbe la mia golaccia arrocata te lo promettere per vero giuratissimo dirimpampetto ala madonnola bellina dolce tutti i giorni mei e toi.”

Qualche volta i vecchi pescatori
O i capitani, con la barba bianca
Sul ponte da soli
Con la notte e il mare tutto intorno
Solo notte e mare
Da tutti i lati
Qualche volta loro ci riescono ad intravederle.
Le anime in viaggio, dico.
Ma è perché hanno due occhi
Che abbracciano la vastità
Perché hanno due occhi
scoloriti a forza di bere acquessalessole
E perché l’unico tempo che esiste, dentro quegli occhi
è il tempo che ci vuole per il buio.

martedì 8 aprile 2008

Epitaffi

Qualche epitaffio da wikiquote, ce ne sono di geniali.





-Giace qui da qualche parte. (Werner Heisenberg)

-Amici non piangete, è soltanto sonno arretrato. (Walter Chiari)

-Si prega l'angelo trombettiere di suonare forte: il defunto è duro di orecchie. (Georges Bernanos)
-Non curante, ma non indifferente. (Man Ray)

-Ho finito di instupidire (Paul Erdos)

-"Capo scout del mondo" e sotto il simbolo di pista "torno a casa", un cerchio con un punto al centro. (Robert Baden-Powell, Nyeri in Kenya)

-L'amore ci farà a pezzi. (Ian Curtis) (Immagine)
-Love will tear us apart.

-Un quarto d'ora prima di morire, era ancora in vita. Epitaffio attribuito a (Jacques de La Palice)
-Un quart d'heure avant sa mort, il était encore en vie.

-Non fu mai impallato. (Vittorio Gassman)

-Hodie mihi, cras tibi. ("Oggi a me, domani a te", tomba a Castellammare di Stabia)

-Sono morto tante volte, ma così mai. (Tomba di un attore etrusco)

-Ed ora che mia suocera qui giace, lei non lo so, ma io riposo in pace. (iscrizione funeraria a Tarquinia)

mercoledì 19 marzo 2008

Frammenti di mai postato

Cuore come
vento che svolta angoli
di marciapiedi
a srotolare
sorpresa
le ruote maestose di una gonna
per l'estasi del pellegrino
che riposa.
..........................................................................
Lampo da occhi stremati
Sono piccole paia
di piedi
di fata
e la trappola di una rete da pesca
primavera precoce
soffocata nel dogma
un’eternità costante
di brutalità
di dolore

Torneranno un giorno a volteggiare
tra gli zampilli delle antiche fontane
fresco di pietra
sollievo di giada

giovedì 13 marzo 2008

Fiori insonni

Ogni tanto qualcuno si ricorda di mostrarmi un lato della primavera che tendo a dimenticare.
A primavera l’orrore della vita continua
nell’anestesia fiorita dei nostri sensi.
Nei giorni di sole la morte sembra più lontana, mentre si avvicina come in ogni altro giorno
di questa vita.
Camminiamo con la testa bassa e lei ci viene incontro. Guardiamo le crepe del sentiero e ci tappiamo le orecchie al suono dei suoi passi, dimentichi del fatto che non è l’unico rumore capace di rapirci.
Basta alzare gli occhi ed avere il coraggio di piantarli dritti in quelli di lei.
E’ bella della stessa bellezza dei tramonti di questa terra.
La nostra repulsione la rende furiosa, nella nostra sana considerazione, invece, sorride.
Cara presenza! che cammini al ritmo del mio stesso passo
e sembri beffarti della nostra paura,
grande e saggia avvolta nello stesso mistero
che protegge i fiori ancora da sbocciare.
Ci vediamo nel punto dove c’è la porta specchio.
Starò attenta a non ingannarmi, potrebbe sembrare una prosecuzione del sentiero.
Starò attenta a non ingannarmi, stai attenta anche tu
Se sapremo arrestarci anche solo un attimo
per guardarci finalmente, guardarci da vicino con gli occhi negli occhi ed il respiro nel respiro
non sarà una pietosa collisione, non sarà dolore,
sarà un abbraccio.